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Ufficiale: Mattiello al Bologna.

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Il Bologna ha ufficializz...

Giovanili: Pescicolo al Bologna.

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Il Bologna ha acquistato ...

Tabellino di Bologna-La Fiorita 4-0.

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Giovanili: Tosi al Bologna.

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Tabellino di Bologna-Pinzolo 6-0.

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Ufficiale: Albertazzi al Vicenza.

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Ufficiale: Ravaglia al Sudtirol.

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Ufficiale: Crisetig al Frosinone.

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Il Bologna ha comunicato ...

Ufficiale: Cossalter al Bologna.

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Lo scorso 5 luglio il Bol...

Ufficiale: Trovade al Ravenna.

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Il Bologna ha ceduto il c...

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Il 6° scudetto (cap. 16)

  • Scritto da PuntoG
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IL SESTO SCUDETTO


Campionato 1941: uno scudetto conquistato con la quota minima (39 punti) soprattutto per un notevole cedimento nel finale: solo sei punti nelle ultime sette partite. La principale ragione sta nell'indisponibilità di Andreolo che dalla ventesima giornata deve restare fuori squadra, e lascia il posto ad Arturo Boniforti, fratello del terzino del Milan, un elemento generoso, ordinato, tenace, ma pur sempre inferiore a "Micheolo".

In più, la difesa non è stata sempre ineccepibile. Quando è stato disponibile anche Fiorini, che in questi anni ha accusato una serie di infortuni, allora Felsner ha sperimentato con discreto successo Pagotto nel ruolo di laterale. Tutto sommato le migliori constatazioni circa il sestetto di retroguardia le suggerisce la completa affermazione di Aurelio Marchese, un laterale di stile finissimo, buon sostegno per l'attacco, oltre alla riaffermata bontà del gioco di Ricci e alla solidità di Pietro Ferrari (con un Vanz che annuncia le sue belle doti).

Ha soddisfatto invece l'attacco: potendo scegliere tra quelle tre mezzeali, il "mago" Felsner ha a disposizione  un trio fisso di punta; Biavati, Puricelli e Reguzzoni. E Puricelli (dopo un inizio che irrita un po' i tifosi) si riprende con spettacolare continuità: realizzerà 22 reti sulle 27 partite giocate e vincerà così per la seconda volta la classifica dei marcatori. E di queste 22 reti, tanto per non cambiare, 12 le segnerà di testa (ma i tifosi trovano che "Puri" è molto migliorato anche nel gioco di piede...). Reguzzoni (17 gol) non finisce molto lontano: è quarto assoluto, dietro Menti II e Amadei che ne hanno 18. Carletto, quest'ala di straordinario rendimento, è sempre all'altezza del passato e non smetterà tanto presto. Quanto a Biavati, segna meno (7), ma il fatto è che lui fa fare molti gol agli altri... Amedeo è nel suo pieno fulgore, è la miglior ala che si conosca in Europa, è uno spettacolo pirotecnico.

Il fatto curioso è che questo Bologna 1940-41 dissipa in trasferta quello che conquista in casa. Sul suo campo, in quindici partite, vince 13 volte e pareggia le altre due (col Venezia e la Lazio) per un totale di 28 punti, sui 39 conquistati. E continua, lunghissima, l'imbattibilità del Littoriale: l'ultima sconfitta interna risale al 9 ottobre 1938 (quello 0 a 3 col Torino, da cui i rossoblu presero la spinta per vincere uno dei loro campionati più belli) e sono dinque tre anni di imbattibilità. Il mito cadrà all'inizio del campionato successivo, ad opera della Roma che vincerà lo scudetto 1941-42.

Dopo l'avvio della Fiorentina, il Bologna raggiunge i viola già alla sesta giornata e poi si piazza solo in testa. All'inizio del dicembre 1940 c'è a Genova l'incontro Italia-Ungheria: finirà con un 1 a 1, risultato complessivamente magro. Accanto a Biavati c'è un altro rossoblu, che in quella occasione giocherà la sua sola partita azzurra; è il portiere Pierone Ferrari, autore di un ottimo debutto anche se in seguito Pozzo gli preferirà Griffanti.

Da quella sesta giornata il Bologna resterà in testa fino alla conclusione, con una convincente dismostrazione di superiorità. Alla fine del girone d'andata (bella vittoria sul campo della Lazio per 4 a 2) la situazione è questa: Bologna 23, Ambrosiana 21, Juventus e Torino 19. E non capita niente di sensazionale: il Bologna vince molte partite interne, spesso per 3 a 0 (si parla della regola del 3, al proposito), fuori pareggia, poi comincia una serie di sconfitte esterne, a Bergamo, a Venezia, a Bari, a Milano, a Firenze.

Il campionato ha solo un paio di sussulti, attorno alla 25^ giornata: il Bologna è a 33 punti, l'Ambrosiana (che è a 31) viene sotto le due torri. La risposta è secchissima: Bologna batte Ambrosiana 5 a 0! E' un punteggio inedito, nella lunga storia di questo classico confronto. Dopo 13 minuti, Reguzzoni sfrutta a dovere un crosso di Biavati, poi Puricelli (al 30') tira a rete, Caimo respinge alto e allora il centravanti (il cui nomignolo classico è "Ciumpa") realizza di testa. Nella ripresa segnano ancora Biavati (due volte) e Reguzzoni. Il curioso è che la domenica dopo il Bologna subisce in casa dell'altra squadra milanese un 5 a 1. Il primo tempo si chiude sullo 0 a 0, ma poi il Milan prende l'avvio ispirato da un giocatore magro, dinoccolato e classicissimo che ha acquistato dal Padova. Lo chiamano Cappello IV, ma d'ora in avanti basterà dire Cappello. E sarà lui, nel dopoguerra, il nuovo centravanti del Bologna, in uno scambio che porterà a Milano Puricelli.

Le licenze esterne del Bologna, in questa fase finale, non impediscono comunque ai rossoblu di giungere vittoriosi al traguardo: a due giornate dalla fine hanno praticamente lo scudetto in tasca. A fine luglio, mentre i giocatori sono in vacanza (il Bologna, che non ha mai avuto molta fortuna in Coppa Italia, è stato eliminato dal torneo ad opera del sorprendente Venezia di Loik e Mazzola che se lo aggiudicherà) giunge la dolorosa notizia della scomparsa di Giuseppe Muzzioli, l'indimenticata ala dei primi due scudetti. Era stato lui il protagonista delle cinque finali; era stato lui a segnare con un tiro bruciante il gol dell'altra finalissima nel 1929 a Roma, al sorpreso Bosìa.

Dopo il sesto scudetto la dea bendata abbandona i rossoblu ed il Bologna imbocca la via del suo fatale declino. Eppure Dall'Ara non si è appisolato sugli allori ed ha acquistato dal Milan la mezz'ala Bruno Arcari, il quarto della dinastia degli Arcari, nonché il reggiano Vittorio Malagoli, il popolare "pi' d'oca" dei tifosi. Acquisti provvidenziali, perché Arcarino risulta l'anima dell'attacco che comincia ad accusare l'inesorabile declino di Sansone, e Malagoli è utilissimo a centrocampo dove, essendo Andreolo tormentato da infortuni a ripetizione, si vede - dopo l'esordio del diciottenne Marchi - il vecchio e generosissimo Montesanto. Anzi è proprio con "Monte" a centrocampo che il Bologna risorge dalle scomode posizioni di fondo classifica e risale a marce forzate (2-1 a Napoli, 5-2 a Firenze) verso il centro. In quell'anno, ad opera della Roma avviata a vincere il titolo, il Bologna perde anche l'inviolabilità del proprio campo, e termina con un finale in sordina al 7° posto. Formazione dell'anno: Ferrari; Fiorini (Zerbini), Pagotto; Andreoli (Malagoli), Andreolo (Montesanto, Marchi), Marchese; Biavati, Sansone, Puricelli, Arcari IV (Nardi), Reguzzoni. Nello stesso anno Busoni, tornato al Bologna, capeggia i giovani rossoblu, terzi in campionato, nelle cui file si mettono in luce i vari Vanz, Natalini, Cacciari, Bacilieri, Marchi, Ballacci, Rinaldi, Baiocchi, Bonaretti, Bisotti, ecc.

Le cose migliorano molto l'anno successivo (1942-43) malgrado il ritorno in difesa di Ricci, fermo l'anno prima per un'operazione, e l'avvento di Frane Matosich dell'Hajduk Spalato (la Dalmazia è occupata dagli italiani e Frane sconterà con un po' di carcere questo suo notevolissimo campionato in rossoblu). Frattanto Felsner se n'è tornato in patria e la direzione tecnica passa a Montesanto, il quale tra l'altro non può disporre di Arcari operato ad una gamba per un grave infortunio subito l'anno prima in un allenamento degli azzurri. E' questo l'anno del duello Torino-Livorno, vinto allo sprint dai grnata già divenuti squadrone. Il Bologna (notevole il suo 7-1 di Genova sul Liguria, come pure il 3-1 con cui in febbraio impone l'alt ad una Ambrosiana in lotta per il primato) finisce sesto con la seguente formazione base: Ferrari (Vanz); Pagotto (Zerbini), Ricci; Malagoli, Andreolo (Marchi), Marchese; Biavati, Sansone (Nardi), Puricelli, Matosich, Reguzzoni.

La guerra frattanto accelera i suoi tragici tempi. La penisola viene messa a ferro e fuoco, bombardata dall'aria, invasa dalle Alpi e dal mare, minata dalla guerra civile. Di campionato naturalmente non si parla, però si allestisce un surrogato di torneo su base regionale e con finali nazionali. A Bologna, dove il fronte si avvicina sempre di più, l'Associazione Gioco Calcio chiude i battenti, rimangono pochi giocatori sulla piazza (i più sono tornati a casa) ma si allestisce ugualmente una squadra rossoblu (Vanz; Zerbini, Ricci o Cacciari; Marchi o Pucci, Malagoli, Cacciari o Benfenati; Biavati o Maini, Sansone o Biavati, Puricelli, Nardi, Guacci o Busoni) che torna al vecchio Sterlino, ribattezzato col nome di Angelo Badini, e si batte coraggiosamente contro rinforzatissime squadre di provincia arrivando alla finale regionale coi Vigili del Fuoco di La Spezia (partita tempestosa allo Sterlino sospesa a data vinta agli ospiti), gli stessi poi che vinceranno il "campionatino" battendo il grande Torino.

Ritorna la pace, si placano via via gli animi, e anche nel football si ricostruisce sulle rovine. Ma intanto il Bologna ha avuto altri lutti: il vecchio Alessandro Calanchi caduto eroicamente in Russia, Dino Fiorini, Bazzeghin e Brunelli, il giovane promettente Gaiani perito sotto un bombardamento. Qualche centinaio di vecchi appassionati ricostruisce il Bologna Football Club. L'Assemblea dei soci al Modernissimo elegge il comm. Dall'Ara presidente (praticamente la sua è una riconferma alla carica), mentre una rappresentativa rossoblu gira per la regione e già si risente parlare di campionato. Comincia la storia del secondo dopoguerra.

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