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Tabellino di Bologna-Padova 2-0.

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Periodo 1952-1961 (cap. 18)

  • Scritto da PuntoG
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Periodo 1952-1961


Avevamo lasciato il Bologna di fronte al peggior piazzamento della sua storia. Consapevole di non poter più esporre la società a simili rischi, il presidente Dall'Ara cambiò proprio tutto. E per cominciare putò su Giuseppe "Gipo" Viani come tecnico.

Veneto di Nervesa della Battaglia, Viani aveva sostituito con la sua stazza i piedi buoni di Fulvio Bernardini nel ruolo di attaccante nell'Inter. Poi, diventato allenatore, era sceso al Sud in cerca di fortuna. Al Palermo col presidente Lanza di Trabia aveva "inventato" il mercato dei calciatori. E in campo tattico, con la Salernitana, aveva inventato il "vianema", un modulo che prevedeva un falso attaccante in ripiegamento e un battitore libero alle spalle di tutti i difensori. E nel '51-'52, l'anno della grande paura rossoblu, aveva riportato la Roma in serie A.

Per il suo primo campionato alla guida del Bologna ('52-'53) ottenne da Dall'Ara il portiere alessandrino Giorcelli, due difensori (Cattozzo e Greco), un centrocampista di quantità (Randon, bergamasco prelevato dal Catania), un attaccante con spiccate attitudini al gol (il giovanissimo Bacci), un'ala sinistra velocissima (La Forgia) e anche Stefano Mike, dopo due anni di prestito. Della squadra che aveva rischiato la B restavano solo Ballacci, Pilmark e Jensen, Cervellati e Garcia. Il torneo rivelò Giancarlo Bacci, 18 gol in 30 incontri, uno dei pupilli di Viani. Dietro, Giovannini e Mezzadri avevano lasciato il posto a Cattozzo e Greco; continuava l'intesa Cervellati-Garcia, mentre c'era spazio anche per qualche esplosione dell'ala La Forgia da Molfetta (due gol al Milan).

Alla fine un quinto posto, con 39 punti, che andava al di là delle attese. Così per la stagione '53-'54 Viani ottenne ulteriori rinforzi, pescati quasi tutti in Veneto: i veronesi Pivatelli e Pozzan, mezzali che avevano spopolato in B con la maglia del Verona; il veneziano Bonafin, centravanti di pelo rosso e dal gran fiuto del gol; il monfalconese Valentinuzzi. Unica cessione di rilievo, quella di Bacci alla Fiorentina; e poi il ritorno in Uruguay di Garcia. Ma in compenso, il rientro in grande stile di Gino Cappello che, dopo la riabilitazione, a 32 anni da capitano visse una seconda giovinezza confezionando il suo miglior campionato in maglia rossoblu, capocannoniere con 12 reti in 34 partite. Quanto ai gol, comunque, la rivelazione fu Gino Pivatelli: lanciato dai piedi sapienti di Cappello, il "Piva" mostrò tutte le sue doti di attaccante realizzando 11 gol. Risultato: 6° posto.

I miglioramenti arrivarono l'anno successivo ('54-'55): 4° posto, miglior piazzamento del dopoguerra, che sarebbe stato ripetuto solo nel '61-'62 e nel '62-'63, a premessa del settimo e ultimo scudetto rossoblu. Era rientrato Garcia dall'Uruguay, anche se il feeling con Viani era spezzato, Rota aveva sostituito Cattozzo. Ma Cappello era stato bloccato dalla sciatalgia, finendo per giocare solo 5 partite; la cosa aveva consentito l'impiego definitivo di Bonafin, veloce ed essenziale in contropiede, mentre, sostenuto dall'intesa col "gemello" Pozzan, era esploso definitivamente Pivatelli (17 reti in 30 incontri). Il 31 ottobre del '54 la folla straripò ai bordi del campo per assistere al successo del Milan al Comunale per 3-1, con gol di tacco di Schiaffino. Ma fuori il Bologna volava, infilando in totale una serie di 13 risultati utili consecutivi che lo portarono a un solo punto dal Milan capolista, fino al terribile k.o. interno in febbraio contro la Roma (1-3) che fece svanire il bel sogno, ma non la sensazione di aver ritrovato una squadra competitiva ai massimi livelli.

E invece l'anno successivo ('55-'56) il Bologna incappò in una serie di risultati negativi, solo raramente interrotti da qualche prestazione positiva (il 3-3 rimediato al Vomero contro il Napoli, con rete di Pivatelli su rigore che provocò l'invasione di campo). Qualcosa era forse accaduto fin dal ritiro di Pian del Voglio, dove Cervellati e Garcia erano arrivati ai ferri corti con Viani. La sconfitta in casa (0-2 con splendida doppietta di Julinho) contro la Fiorentina a metà ottobre ufficializzò la crisi. A novembre venne ingaggiato il nazionale francese Bonifaci, centrocampista di classe cristallina, ma il 29 gennaio del '56 la situazione precipitò: dopo il successo della Juventus a Bologna viani rassegnò le dimissioni, intuendo il vento della contestazione.

Dall'Ara a malincuore fu costretto a ripiegare su Aldo Campatelli. L'esordio fu disastroso, sconfitte con Genoa e Novara, tuttavia dalla ventunesima giornata il Bologna non perse più, collezionando quindici risultati utili e segnando 40 gol, fino a concludere al quinto posto, piazzamento certamente inimmaginabile da come si erano messe le cose. Se Cappello ormai declinava (11 presenze e 2 gol, l'addio al Bologna) e Cervellati deludeva (16 presenze e solo 5 reti), in compenso Gino Pivatelli si affermava addirittura come miglior cannoniere del campionato, realizzando 29 gol in 30 partite e interrompendo unalunga egemonia di frombolieri stranieri. Il secondo dato positivo era costituito dall'apparizione (debutto e gol a Vicenza l'1 gennaio '56) di Ezio Pascutti, un diciottenne capace di realizzare 11 reti in 18 incontri.

Campionato grigio il '56-'57, unico dato positivo l'arrivo dal Vicenza di Mirko Pavinato, 22 anni e una gran carriera davanti. Assai meno fortunata la presenza dell'argentino René Seghini, pescato in Colombia da Sansone, ma subito rientrato in patria travolto dalla nostalgia. Un buon finale col quinto posto conclusivo, ma in complesso tanta delusione e molta contestazione nei confronti di Dall'Ara, che cambiò di nuovo. Via Campatelli, squadra a Ljuba Bencic (uno degli jugoslavi approdati in Italia dopo il 6-1 rifilato a Zagabria dagli slavi agli azzurri) e dentro anche Bernard Vukas, ala sinsitra e idolo dell'Hajduk Spalato, e Humberto Maschio, mezzala, nazionale argentino, oltre a Bodi e Mialich. Il 6-1 in precampionato alla Juve illuse molti. In realtà Maschio e vukas rendevano assai meno del previsto, e a novembre Bencic venne sostituito da Giorgio Sarosi, fratello di Bela, rossoblu nel primo dopoguerra. E i risultati cominciarono a venire, fino al sesto posto finale.

Nel '58-'59, alla ricerca del salto di qualità, Dall'Ara si affidò ad Alfredo Foni, che era stato sostituito da Viani come c.t. della Nazionale. Il "dottore" inserì Fogli in mediana e Perani all'ala destra, ma la squadra non decollò, avanzando a strappi verso un decimo posto finale che rappresentava il peggior piazzamento degli ultimi sette anni. Uniche soddisfazioni, la prolificità di Pascutti (17 gol) e, soprattutto, l'affacciarsi in prima squadra di un ragazzino che avrebbe fatto strada, Giacomino Bulgarelli, il 19 aprile 1959 in Bologna-Vicenza 1-0.

Il 3 ottobre 1959 il Bologna compì il suo primo mezzo secolo. E il 15 novembre si regalò una "storica" vittoria sulla Juventus, appaiando in testa i bianconeri a quota 13: una sensazione ormai dimenticata. In panchina sedeva, al posto di Foni, Federico Allasio, tecnico di modi ruvidi. Erano arrivati Campana e Demarco, due centrocampisti offensivi, si erano visti Renna e Tumburus, giovani di belle speranze, Cervellati era diventato regista non disponendo più dello scatto di un tempo, 10 partite le aveva giocate anche Fascetti, talento sicuro ma fisico non adeguato. Il quinto posto finale pareva confortante.

E invece nella stagione successiva ('60-'61) erano puntualmente tornati gli alti e bassi. Sempre Allasio al timone, Dall'Ara aveva perfezionato una trattativa che si sarebbe rivelata non felicissima: il ventisettenne Pivatelli, Bodi e Mialich al Napoli in cambio del ventottenne Vinicio e un pacco di milioni. Dopo una stagione in sordina sotto il Vesuvio (2 gol) il "Piva" sarebbe andato a conquistare la Coppa Campioni col Milan... Quattro vittorie consecutive, poi troppi scivoloni e un nono posto finale. Un'era si era chiusa. Stava per aprirsene un'altra, sotto il segno di Fulvio Bernardini.

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