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Periodo 1964-1971 (cap. 20)

  • Scritto da PuntoG
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Periodo 1964-1971


Una squadra ancora giovane (26 anni esatti la media degli undici titolari) e infarcita di autentici fuoriclasse, un gioco "da paradiso", un tecnico assai stimato, un attacco da 50 gol (6 Perani, 8 Bulgarelli, 21 Nielsen, 7 Haller, 8 Pascutti) nel quale tutti erano in grado di andare a bersaglio: così si presentava all'inizio della stagione '64-'65 il Bologna scudettato. Che alla presidenza, al posto dello scomparso Dall'Ara, aveva Luigi Goldoni, industriale di primo piano, titolare di aziende fiorenti come l'Hatù, da anni in società.

Goldoni cercò validi rincalzi per titolari tanto bravi: Muccini e Bui, difensore e centravanti, Turra, centrocampista, dal Catania, Maraschi, punta, dalla Lazio, Fara, centrocampista, dall'Alessandria. E il diciassettenne Tazio Roversi, terzino prelevato dal Moglia in serie D.

Il sorteggio per la prima Coppa dei Campioni assegnò l'Anderlecht, campione del Belgio e squadra di ottime risorse fisiche e tecniche. L'estate era passata fra festeggiamenti e discussioni sui premi. Poca concentrazione nel ritiro di Pievepelago. Così, nell'incontro di andata a Bruxelles (9 settembre '64) benché al gran completo il Bologna disputò una gara troppo difensiva, risolta da un colpo di testa di Van Himst, il più celebre dei belgi. Un mese dopo, nel ritorno al Comunale (40 mila spettatori, 70 milioni d'incasso, la città mobilitata) si vide un Bologna più determinato. Incontro teso, arbitro di scarso polso, qualche scorrettezza di troppo. Finché nella ripresa Pascutti aprì la via, Nielsen raddoppiò e Haller si mangiò l'occasione del 3-0 che avrebbe chiuso ogni discorso. E allo scadere il gol-beffa di Stockman, diagonale da 20 metri, che portava allo spareggio.

Il mercoledì successivo a Barcellona, partita di incredibile tensione, il Bologna non giocò da par suo eppure Nielsen riuscì a sbagliare due gol fatti. Zero a zero anche dopo i supplementari e quindi sorteggio con la monetina che premiò i belgi.

Era la fine di una bel sogno, e anche l'inizio di un contrasto fin lì latente e destinato poi a lacerare la tifoseria rossoblu: quello fra Haller e Nielsen. Colpa delle aspre critiche rivolte al danese dal tedesco e dalla sua invadente consorte. Rientrati in Italia, Nielsen accusò uno stiramento che a molti parve diplomatico. Arrivarono le sconfitte in casa di Juve, Fiorentina e Milan con la squadra sotto shock.

Il campionato si trascinò così fra pochi alti e molti bassi, e 12 gol al passivo nelle ultime tre partite, con Torino, Cagliari e Catania. E proprio dopo l'1-3 con i sardi al Comunale, molta gente strappò le tessere, ci fu un tentativo di aggressione al presidente Goldoni. Scudetto non onorato: sesto posto a 20 punti dall'Inter, 34 contro 54!

La scossa era necessaria, nessun dubbio. Ma fu traumatica: Goldoni diede il benservito a Fulvio Bernardini (a anche al d.s. Antonio Bovina). Al suo posto arrivò, da Vicenza, Manlio Scopigno, uomo di notevole cultura, gran dissacratore, Scopigno volle Montanari come d.s. e Berto Menti come vice. Poi fece cedere Capra (al Foggia), Bui e Maraschi. E acquistò Micelli, un terzino di buon tocco, e Vastola, attaccante veloce, suo pupillo al Vicenza.

Ma il "filosofo" durò poco. Eliminato in Coppa dal Modena, sconfitto a Foggia cominciò ad essere contestato. Le accuse erano di essere un bevitore, un comunista, un donnaiolo. Colpe che a Bologna non parevano essere poi così gravi, ma Scopigno fu licenziato il 4 ottobre del '65 dopo appena 5 partite, e un 1-1 con la Lazio.

Arrivava Luis Carniglia: qualche anno prima aveva allenato il mitico Real Madrid di Pukas e Gento, in Italia Fiorentina, Bari e Milan.

Inizio disastroso, dopo un terribile allenamento di venerdì allo stadio davanti a un sacco di gente: 1-3 per la Spal e monetine sui giocatori a fine partita. Ma nelle rimanenti 28 partite Carniglia perse solo 4 volte, con Atalanta, Juventus, Roma e Vicenza, chiudendo al secondo posto (50 punti Inter, 46 Bologna), concedendosi anche il lusso di battere per 4-1 il Milan in dicembre, quando Mora si fratturò la gamba in uno scontro con Spalazzi. E quello rimane, a tutt'oggi, il miglior risultato dopo lo scudetto. A fine campionato ai Mondiali d'Inghilterra Fabbri portò Tumburus, Janich, Fogli, Perani, Bulgarelli e Pascutti, e la sua Corea fu anche la Corea del Bologna.

La stagione '66-'67 cominciò con l'addio a due artefici dello scudetto: capitan Pavinato al Mantova, e William Negri piegato dai guai a un ginocchio che gli erano già costati la rinuncia ai Mondiali. Per la sostituzione, falliti Rado e Spalazzi, a novembre arrivò da Catania Beppe Vavassori.

Avvio difficile, poi serie positiva e un 3-2 ai campioni dell'Inter. Bene nella prima Coppa Uefa coi turchi del Göztepe e i cechi dello Sparta. Fino alla primavera, quando il Bologna superò gli ottavi battendo per 3-0 a Bologna e 3-1 in Inghilterra il West Bromwich: fu, quella, la prima vittoria in assoluto di una squadra italiana nella terra d'Albione, un fatto storico. Ma nei quarti di nuovo una monetina punì i rossoblu contro il Leeds.

Intanto Goldoni aveva richiamato come direttore generale Viani, molto cambiato non solo in volto da un terribile incidente automobilistico. Restava l'istinto del conducator, che riprodusse con Carniglia i contrasti già vissuti al Milan. Non male il terzo posto finale, dietro Juve e Inter, con Nielsen in chiara involuzione, e ceduto in estate all'Inter in cambio dello stopepr Gaurneri e del centravanti brasiliano Clerici; in più, via Vastola e dentro "Ciapina" Ferrario, pupillo di Gipo al Milan, talento frenato dalla mole e destinato a disputare solo sei incontri il quel '67-'68.

La lite fra Carniglia e Viani esplose durante un a Salsomaggiore. La società finì per scegliere Gipo, che volle con sè Cervellati come allenatore. La squadra era undicesima; buona ripresa, poi un catastrofico 0-3 col Brescia, Viani ricoperto di insulti. E dopo il 2-2 nel ritorno col Ferencvaros, eliminazione in Coppa, Haller e signora furono rincorsi ad ombrellate, mentre Viani doveva uscire da una porta secondaria. Il quinto posto finale in campionato non consolava. Proprio col Ferencvaros, un infortunio aveva messo fuori causa Bulgarelli, che così, a 27 anni, perdeva la Nazionale e gli Europei, che gli azzurri avrebbero vinto.

Impossibilitato a sostenere le contestazioni della gente, Haller chiese di essere ceduto e finì, per 450 milioni, alla Juventus, dove avrebbe chiuso con due scudetti. Fu, quello, l'ultimo atto di Goldoni da presidente: gli subentrò Raimondo Venturi, imprenditore del settore tubolari, terzo presidente del dopoguerra, sostenuto da un gruppo di amici: Marchesini, Grillini, Malaguti, Bartolini. Squadra a Cervellati, che fece da solo. Viani, infatti, aveva annunciato l'intenzione di andarsene. Il 6 gennaio sarebbe morto d'infarto a Ferrara.

Dopo Haller, via anche Tumburus, al Vicenza: dello scudetto restavano Furlanis, Janich, Perani, Bulgarelli e Pascutti, in quanto anche Fogli era finito al Milan, in cambio di Cresci. Il rinnovamento non fu male: arrivarono Savoldi dall'Atalanta per Clerici, Muiesan dal Bari, Adani dal Modena, Gregori dal Vicenza. Ma quello doveva essere anche l'anno dell'addio del grande Ezio Pascutti: tre sole partite a suggellare una carriera piena di infortuni ma favolosa, iniziata nel '55-'56, con 296 incontri di A e 130 gol, quarto fra i cannonieri.

Cervellati incontrò difficoltà, ci fu l'eliminazione in Coppa delle Fiere ad opera dell'OFK Belgrado di Sekularac, e a fine andata l'1-2 in casa con l'Inter (gol di Vastola, un ex). La soluzione era pronta: Oronzo Pugliese d.t., ma Cervellati rifiutò la collaborazione col "mago di Turi", e vice divenne "Uccio" Matteucci, vecchio giocatore rossoblu. Il nono posto finale salvò la squadra ma non Pugliese.

Si apriva l'era Fabbri. La campagna acquisti '69-'70, condotta dal nuovo d.s. Giachetti, portò solo Lambrugo (otto partite), Ciacci (due) e Di Carlo (due). Grandi difficoltà ad andare in gol - in totale 7 Muiesan e 6 Savoldi - e a fine andata il Bologna era quart'ultimo, poi la ripresa e il 10° posto finale, con la gratificazione della prima vittoria in Coppa Italia, ottenuta su Varese, Torino e Cagliari, con le ultime due prive dei nazionali impegnati in Messico per i Mondiali. Era comunque la vittoria più importante del dopoguerra, dopo lo scudetto.

Ma c'erano le premesse per un salto di qualità. Nel '70-'71 arrivarono Fedele dall'Udinese, Rizzo dalla Fiorentina, Liguori dal Verona (in cambio di Muiesan) e tornò Vastola, mentre Vavassori, assente l'anno precedente per infortunio, riprese il posto fra i pali. Ma l'«acquisto» più importante fu Bulgarelli: in estate, infatti, mentre la squadra era in tournée in Romania, Fabbri aveva scongiurato il passaggio del quasi trentenne Giacomino al Milan. Poi aveva guidato i rossoblu per nove giornate senza sconfitte, fino a quando avevano perduto in casa del Cagliari di Scopigno, campione d'Italia. Meno di un mese dopo, un fatto determinante. Il Bologna era quinto e incontrava a San Siro il Milan capolista di Rivera e Prati: in un terribile scontro con Benetti, Franco Liguori, l'uomo nuovo, mediano promettentissimo, si massacrò un gioncchio. Con lui il quinto posto finale, visti i 15 gol di Savoldi, capocannoniere ex-aequo, sarebbe stato sicuramente qualcosa di più. Roversi, Cresci e Janich in difesa, Fedele e Gregori a spingere, Bulgarelli a dirigere, e Savoldi a concretizzare: la squadra offriva grandi garanzie, e già dava qualche soddisfazione.

A parte l'eliminazione bruciante, al primo turno, in Coppa delle Coppe (doppio 0-0 con il Vorwaerts, e pareggio loro nei supplementari dopo un gran gol di Savoldi) vennero infatti i successi nella Coppa di Lega italo-inglese nel settembre del '70 sul Manchester City (1-0 a Bologna e 2-2 in Inghilterra, in una partita epica nella quale Vavassori parò tutto); e poi, a fine campionato, il 2° posto nel Torneo anglo-italiano: 2-1 per il Blackpool, ex-squadra di sir Stanley Matthews, al Comunale, dopo aver superato nelle eliminatorie Swindon Town e Huddersfield.

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