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Periodo 1971-1975 (cap. 21)

  • Scritto da PuntoG
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Periodo 1971-1975


Il quinto posto alla conclusione del campionato '70-'71 pareva un ottimo trampolino di lancio per un futuro ancora più roseo, anche se, nella sua terza stagione alla guida dei rossoblu, Fabbri non poteva contare su Franco Liguori. In estate erano arrivati Fausto Landini e Caporale, mentre era stato promosso titolare Battisodo come libero, con accantonamento di Janich.

Qualcosa però si era rotto negli equilibri della squadra. Superato il primo turno di Coppa Uefa ("vendetta" sull'Anderlecht, "giustiziere" nell'unica esperienza in Coppacampioni: 1-1 a Bologna e 2-0 in Belgio), il campionato cominciò con una sconfitta: 2-1 a Genova con la Samp. Poi addirittura cinque sconfitte consecutive (dalla quinta alla nona) contro Fiorentina, Juve, Cagliari, Inter e Milan, precipitarono in crisi i rossoblu. Fabbri si sentì il vuoto intorno, qualcuno mise in giro il nome di Bernardini, che si dichiarò non interessato a un ritorno. Fabbri tentò anche di ripresentare Liguori, il quale ancora non si era ripreso dal terribile incidente. E dopo l'1-1 interno col Mantova, la squadra che l'aveva lanciato, Fabbri fu esonerato. Era il 13 febbraio 1972.

Filippo Montanari, presidente col 5% delle azioni, finiva per essere influenzato dagli altri consiglieri - Venturi, Marchesini, Grillini, Malaguti - e la soluzione fu quella di richiamare proprio lui, ma sì, Oronzo Pugliese. il mago di Turi che nell'estate del '69 era stato costretto a cedere il passo a "Mondino". Questa volta Cervellati accettò di collaborare con Pugliese e, soprattutto, i "mammasantissima" della squadra - Janich, Bulgarelli, Perani - si diedero da fare per riorganizzare il gioco. col risultato di conquistare l'undicesimo posto e la salvezza.

Ma mentre si dibatteva sul futuro allenatore, in estate ecco la grande svolta. Per poco più di 400 milioni e le solite fidejussioni, infatti, Luciano Conti, industriale con interessi diversificati - dall'elettricità all'editoria (Guerin Sportivo e Autosprint) alla meccanica - divenne il quinto presidente del dopoguerra, rilevando le azioni da un gruppo fin troppo folto di consiglieri che non riuscivano più a mettersi d'accordo. E la prima mossa di Conti fu quella di portare a Bologna Bruno Pesaola, che aveva fatto la sua fortuna alla guida del Napoli (promosso dalla B alla A e portato al secondo posto dietro al Milan nel '67-'68) e soprattutto della Fiorentina, col sorprendente scudetto nel '69.

La campagna acquisti aveva portato in rossoblu i giovani Buso, Filippi e Modonese dal Padova, Aldo Maldera in prestito militare dal Milan, Scorsa dal Cesena, Bob Vieri dalla Roma, il trentaseienne portiere Battara dalla Samp; Pace era finito al Palermo in cambio di Lancini, Vavassori aveva chiuso, e a Franco Janich era stata concessa la lista gratuita (il libero si era accasato alla Lucchese in serie C): un altro pezzo di scudetto se n'era andato.

Una vera rivoluzione, con la coda a ottobre dell'arrivo di Novellini dalla Juve, con la partenza di Scala e Battisodo in prestito al Cesena e Filippi alla Reggina. L'avvio era stato disastroso, e il Bologna era ultimo dopo quattro giornate. Poi la scoperta di Ghetti (una doppietta alla quinta col Palermo) aveva contribuito a sbloccare la situazione, mentre in Mitropa a Tatabanya aveva fatto la sua apparizione in prima squadraun ragazzino promettente di nome Pecci. Riconquistato il centroclassifica, il Bologna aveva chiuso al settimo posto, piazzamento davvero insperato e confortante. specie vista la crescita di Savoldi (capocannoniere con 17 reti) e Vieri.

La stagione successiva, '73-'74, altro imponente giro di giocatori operato dal d.s. Carlo Montanari. Via Fedele, terzino d'attacco di altissimo rendimento, all'Inter perché non piaceva troppo a Pesaola e forse non andava d'accordissimo con i maggiorenti. al suo posto dal Napoli Angelo Rimbano, più tecnico e meno furente. e poi il ritorno di Battisodo e Scala; via Scorsa, Liguori, Grop. Dentro Carlo Sartori, un rosso italo-inglese ex Manchester United, e poi Paris dal Verbania, Massimelli dal Varese, Ferrara.

In porta diventava titolare Buso, guardiano molto cerebrale, e "Pennellone" Landini faceva sperare in un'esplosione, mai avvenuta poi in forma definitiva. Tanti pareggi (17), vittorie importanti su Inter e Milan, uno schiaffone all'Olimpico (4-0) con la Lazio destinata a diventare campione, ma complessivamente un comportamento più che onorevole. Col debutto in campionato di due ragazzini come Colomba e Pecci, a Torino contro la Juve. Era il 3 marzo '74 e quella fu anche l'ultima partita di Marino Perani, che a 35 anni e dopo essere sceso in campo solo sei volte nella stagione decideva di lasciare, a dieci anni dallo scudetto, con uno score di 322 presenze (compreso lo spareggio) e 65 reti che lo pongono fra i rossoblu di spicco.

Il campionato si concluse con un ottavo posto alla pari con la Roma, suggellato da un 2-2 che dava alla Lazio il primo scudetto della sua storia. Ma la soddisfazione maggiore sarebbe arrivata più tardi. Mentre gli azzurri di Valcareggi si preparavano ai Mondiali di Germania (senza neppure un rossoblu) il Bologna conquistava la sua seconda Coppa Italia. Le premesse del successo erano state poste nel girone finale, che aveva visto la squadra di Pesaola prevalere su Milan, Atalanta e Inter, una sorta di "Lega lombarda". Qualificati per la finalissima i rossoblu si trovarono di fronte all'Olimpico il Palermo, il 23 maggio del '74, quattro giorni dopo la conclusione del campionato. Un incontro da ricordare: Palermo in vantaggio con rete di Magistrelli, pareggio di Savoldi allo scadere su rigore procurato con grande astuzia da Bulgarelli; errori clamorosi dei rosanero, almeno quattro volte vicinissimi al gol, e grandi parate di Buso; espulsione di Vieri. Quindi i rigori, Bulgarelli a segno nella ripetizione del primo, quindi l'errore finale di Ballabio che consegnava al Bologna l'ultimo alloro veramente prestigioso della sua storia, dieci anni esatti dopo la conquista dell'ultimo scudetto. Se quella di Bernardini era una squadra che giocava un calcio "da paradiso", quella di Pesaola, meno dotata tecnicamente, sfruttava l'indiscutibile abilità tattica del mister, rotto a tutte le astuzie del mestiere.

Su quel telaio era legittimo pensare di inserire qualche elemento capace di elevare uleriormente il tasso tecnico. Così, quando arrivò la notizia dell'ingaggio di Mauro Bellugi, ventiquattrenne stopper dell'Inter e della Nazionale, si pensò che fosse venuto il momento del salto di qualità. In seguito però, nonostante la straordinaria generosità del giocatore, si capì che solo le menomate condizoni del classico difensore avevano indotto l'Inter a privarsene. Arrivò anche Maselli dal Genoa (in cambio di Gregori) onesto macinatore di centrocampo, e poi (in cambio di Novellini) Brugnera, antico pallino di Pesaola che l'aveva avuto nella Fiorentina e il giovane Trevisanello dal Venezia, e Liguori - sempre alla ricerca della magica condizione di prima dell'infortunio - di ritorno assieme a Ferrara. Se ne andò invece Sartori, mentre la cessione (rifiutata) di Augusto Scala all'Avellino provocò il primo sciopero dei calciatori, già alla ricerca della firma contestuale per il trasferimento.

Il debutto stagionale ad alto livello riservò subito un'amarezza. In Coppa delle Coppe i rossoblu si arresero per 2-1 a Varsavia, in casa del Gwardia, formazione neopromossa dalla B e destinata a tornarvi dopo pochi mesi. Rovesciato il risultato (doppietta di Savoldi) nel ritorno del 2 ottobre '74, si andò ai rigori dopo che l'arbitro aveva ignorato un fallo evidentissimo sul solito Beppe-gol. Due errori per i bolognesi, nessuno per i polacchi e Bologna mestamente fuori.

A praziale consolazione, il debutto-vittoria in campionato quattro giorni dopo sulla Juventus, che lanciò i rossoblu in un abbrivio culminato nel primo posto dopo due mesi di campionato, cosa che non accadeva da un decennio. In porta Buso accusò un'inspiegabile involuzione, dopo un'estate spesa in Germania per studiare i migliori portieri dei Mondiali, e Pesaola lo sostituì con Adani; Pecci, benché appena ventenne, offriva sufficienti garanzie, sicché Bulgarelli poteva rinculare a fare il libero, risolvendo così la concorrenza fra Caporale e Battisodo, nessuno dei due in grado di convincere Pesaola.

Ma l'"Onorevole Giacomino" a 35 anni non se la sentiva di prolungare ulteriormente un'attività pesante, logorante, costellata di infortuni anche gravi. Così quelle furono le ultime 18 partite di una carriera prestigiosa che lo vede, con 392 presenze, in testa alla graduatoria dei fedelissimi rossoblu dopo il girone unico: ultimo dei grandissimi bolognesi puri, e anche ultima "bandiera" della squadra. Con lui si tagliava anche il residuo legame con l'ultimo scudetto, nasceva un Bologna nuovo. I giovani c'erano: nell'ultima di campionato, quando il settimo posto era ormai assicurato (vittoria per 3-2 sul Cesena) i rossoblu schieravano un attacco minorenne formato da Fiorini, Trevisanello, Ferrara e Colomba; tutto sembrava promettere bene. E invece...

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