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Periodo 1975-1981 (cap. 22)

  • Scritto da PuntoG
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Periodo 1975-1981


 

Esattamente a metà degli Anni Settanta, con l'uscita di scena di Giacomo Bulgarelli, il Bologna aveva reciso l'ultimo legame con lo scudetto '63-'64. Ma sembrava poter guardare di nuovo in alto grazie a un presidente che aveva investito, a un allenatore certamente capace come Pesaola, a un nucleo di givani promettenti.

L'acquisto già da aprile del '75 dell'attaccante Bertuzzo dal Brescia (per 700 milioni, una grossa cifra) non lasciava presagire la disastrosa campagna di mercato dell'estate, che lasciò sbigottiti i tifosi rossoblu. Partirono tutti insieme Savoldi (Napoli), Pecci e Caporale (Torino), Landini e Ghetti (Ascoli), in cambio dell'arrivo di Brugnera (Cagliari), Nanni (Lazio), Vanello (Palermo), Clerici e Rampanti (Napoli), quasi tutti spenti, Mancini (Bari), Chiodi e Grop, due giovani del vivaio al rientro dai prestiti. Una rivoluzione spiegabile solo con la volontà di Conti di rientrare economicamente.

In particolare Pecci venne ceduto al Torino con la motivazione ufficiale di una incurabile discopatia. Ma il ragazzo era sanissimo: ad appena 20 anni, con grande personalità e già 24 presenze, poteva garantire una successione indolore a Bulgarelli, come avrebbe poi dimostrato la sua grande carriera. E l'«affare del secolo», cioè la cessione al Napoli di «Beppe-gol» per 2 miliardi, privò la squadra di un bomber affidabilissimo, un leader. Si perse d'incanto ogni punto di riferimento, cominciarono di lì ad arrivare a Bologna giocatori che vivevano il rapporto senza autentica partecipazione, se non economica.

Nonostante tutto questo l'abilità di Pesaola fece il miracolo. Col 2-2 a Napoli, l'11 gennaio del '76, sembrò che Conti e Pesaola avessero azzeccato tutto: doppietta del diciannovenne Chiodi, Savoldi oscurato da Bellugi, Bologna terzo. Cosa chiedere di meglio? Sesto posto finale anche se la qualificazione Uefa toccò al Cesena.

All'inizio della stagione '76-'77 Bulgarelli entrò come consigliere, ma Conti perse Pesaola richiamato a Napoli da un'ingente offerta di Ferlaino. E il Bologna aveva puntato su Gustavo Giagnoni, inattivo da un anno dopo essere stato costretto dal "nemico" Rivera a cedere il posto a Rocco. Scelta felice, almeno sulla carta per la voglio di riscatto e la proverbiale ansia di vittoria del tecnico sardo.

Pozzato (centrocampista del como), Paris (riscattato dopo un'ottima stagione in B a Brescia), Battisodo, e poi Colomba, Fiorini e Buso (rientrati dai prestiti), parevano rinforzi sufficienti. Ma dopo tre giornate Giognoni era già in pericolo. Gli infortuni di Bellugi (operato al ginocchio a Lione dal professor Trillat, lo stesso che aveva operato Liguori), Cereser e Chiodi, a lungo indisponibili, impedivano alla squadra di praticare pressing e aggressività. Così l'esonero dopo l'1-5 con l'Inter fu quasi inevitabile. In tribuna qualche esagitato insultò Conti e la maggior parte del pubblico solidarizzò col tecnico.

Squadra affidata al fedelissimo Cervellati. Debutto terribile, quasi per una misteriosa regia, col Napoli di Pesaola, vincitore al Comunale con una rete dell'impietoso Savoldi. Poi però la squadra trovò una sua quadratura: Cerevellati a 47 anni mostrava maggior sicurezza. La vittoria in casa con la Samp alla penultima per 4-1 significò salvezza matematica: Bologna 12° a 27 punti con Milan e Genoa.

Cervellati confermato a furor di popolo, anche se Conti si era già accordato con Pesaola per farlo tornare. Scarsi i rinforzi. Via Clerici per Viola, via Grop per De Ponti, rientro di Colomba e Fiorini. E Bellugi (2 sole partite l'anno prima, col rientro all'ultima a Roma) escluso a favore del giovane Garuti. Coppa Italia disastrosa e, dopo l'illusorio successo al debutto a Milano sull'Inter, tre batoste una dopo l'altra. Dopo appena cinque giornate tornò Pesaola, Cervellati retrocesse a vice. La decisione, presa da Conti senza informare nessuno, provocò le dimissioni di diversi consiglieri: l'ex presidente Montanari, il notisimo giornalista Enzo Biagi, Renato Zambonelli e Roffeni.

Il "Petisso" richiamò Nanni e Vanello, dei quali Cervellati aveva deciso di fare a meno, buttò subito dentro a Verona Bellugi, ma la strada si confermò irta di difficoltà. Tre sconfitte consecutive (Torino, Milan e Fiorentina) un pari con la Roma e altre batoste con Vicenza e Juve: a Capodanno i rossoblu erano ultimissimi, a 5 punti dalla quart'ultima, cioè assai vicini alla Serie B. La salvezza arrivò solo all'ultima partita all'Olimpico con la Lazio: 0-0 dopo il primo tempo, che per effetto dei risultati di Fiorentina, Genoa e Foggia significava retrocessione. Poi, al 13', la staffilata di Nanni, Garella battuto e Bologna 12°, ancora una volta rocambolescamente salvo, mentre Genoa e Foggia retrocedevano per differenza reti. Qualcuno festeggiò come se fosse stato conquistato un nuovo scudetto...

Campionato '78-'79. Confermato Pesaola, nuovo tourbillon: De Ponti all'Avellino, Massimelli al Verona in cambio dello stopper Bachlechner, via Fiorini, ma soprattutto via Chiodi, al Milan (dove Stefano vinse immediatamente lo scudetto della stella) per 1 miliardo più Bordon e la metà di Vincenzi. E poi dal Foggia il difensore Sali e il portiere Memo, dal Genoa Castronaro, centrocampista a supportare il trentacinquenne "Totonno" Juliano, il quale aveva rotto bruscamente col Napoli, o meglio con Ferlaino.

Ma un incidente a una caviglia in Coppa impedì a Juliano di ripagare Pesaola. Il 17 dicembre il centrocampista era rientrato sfoderando grande grinta proprio in Bologna-Napoli: 1-1, Bordon e l'ex Savoldi, e rossoblu terz'ultimi. Così, all'antivigilia del Natale '78 il Petisso venne esonerato per far posto a Marino Perani, amico degli amici del presidente Conti, appoggiato da Battara, divenuto nel frattempo consigliere speciale, e dal segretario Farnè.

La gestione Perani durò per sette scioccanti partite, con tre pari e quattro sconfitte, le ironie sul prezzemolo che secondo il tecnico avrebbe fatto benissimo agli atleti, gli accantonamenti di Vincenzi, Castronaro, Sali e Bellugi, il debutto del ventenne Zinetti come capitano in porta a Perugia (3-1 per gli umbri), il siluramento di Juliano che, escluso col Milan, tornò a Napoli.

La squadra restava ultima staccata di 5 punti dalla quart'ultima. Nuova chance al solito, eterno Cervellati. E con Cesarino tornarono Bellugi e Juliano, restò Zinetti, fino alla soffertissima salvezza, ancora una volta all'ultima giornata: 2 a 2 al Comunale con l'imbattuto Perugia di Castagner secondo dietro il Milan. Due gol di un Bagni che non ci voleva stare, poi messo fuori combattimento da Cresci. Quindi Mastalli e un rigore decisivo di Bordon. Rossoblu salvi per differenza reti ai danni di Vicenza e Atalanta, pure a quota 24.

La terza consecutiva soffertissima salvezza insospettì l'Italia calcistica e indusse - giovedì 24 maggio undici giorni appena dopo quel dramamtico finale - Luciano Conti a cedere il 52,50% delle sue azioni a Tommaso Fabbretti. Il sesto presidente del dopoguerra, quello che, dopo 13 anni, avrebbe portato in B una squadra mai retrocessa, come solo Inter e Juve all'epoca.

Prima decisione (2 giugno) il ritorno di Marino Perani come allenatore, affiancato dal d.s Sogliano, che operò un'autentica rivoluzione, l'ennesima. Via i "califfi" Bellugi e Juliano, smisero Roversi e Cresci, protagonisti in coppia di un decennnio abbondante, rispettivamente sesto con 314 presenze, e decimo con 301, nella graduatoria dei fedelissimi rossoblu. E poi partirono Memo, Maselli, Vincenzi, Bordon, Garuti, Tagliaferri e Bergossi. Per far posto a Spinozzi, Zuccheri, Dossena, al ritorno di Beppe Savoldi, a Mastropasqua, Chiarugi, Petrini.

Stagione ('79-'80) caratterizzata da una lunga serie di pareggi, ma soprattutto dallo scoppio dello scandalo del calcio-scommesse, nel quale rimasero invischiati Savoldi e Petrini, puniti con una lunga squalifica, Paris, Dossena, Colomba e Zinetti. Sicché anche molti di quei risultati apparvero, in retrospettiva, bugiardi. L'ottavo posto finale a quota 30, con Cagliari e Perugia, lasciò in eredità 5 punti di penalizzazione da scontare nella stagione successiva.

E proprio l'annata che si presentava sotto gli auspici più nefasti finì per rivelarsi la più esaltante, la migliore dal '70-'71: il 7° posto finale, con 29 punti, sarebbe valso il quinto a quota 34 senza la maledetta zavorra.

Tutto merito di Gigi Radice, scaricato dal Torino e pescato a sorpresa da Fabbretti. Via Spinozzi, Mastropasqua e Chiarugi, squalificati a parte; dentro Benedetti, Vullo, Pileggi, Garritano, Fiorini, Fabbri, Marco Marocchi, e soprattutto Eneas de Camargo, primo giocatore di colore del Bologna, scelto personalmente in Brasile da Gigi. Che cambiò ruolo a Dossena e Colomba, mettendo il primo in regia mobile e il secondo in appoggio esterno.

L'handicap fu eliminato alla quarta, quando i rossoblu vinsero per 1-0 in casa della Juve: gioco dispendioso ma spumeggiante e redditizio, spirito di gruppo, centrocampo duttile e mobile con Paris, Pileggi, Colomba e Dossena, Fiorini capocannoniere con 7 reti, qualche invenzione di Eneas. Una bellissima avventura. Che purtroppo non poteva durare.

 

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