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Periodo 1987-1990. L'arrivo di Gigi Maifredi (cap. 24)

  • Scritto da PuntoG
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Periodo 1987-1990 - L'arrivo di Gigi Maifredi


Il 21 giugno 1987 il campionato di B si concluse con un 1 a 0 per il Modena sul Bologna nel derby classico al vecchio Braglia, con rete dell'ex Frutti bruscamente scaricato giusto un anno prima.

Entrando in sede come nuovo maggiore azionista, il 12 giugno dell'85, Gino Corioni aveva annunciato ben altri programmi. Ma il presidente aveva già chiara in testa la sua rivoluzione. Il nuovo tecnico sarebbe stato Gigi Maifredi, che sulla panchina dell'Ospitaletto, l'altra squadra di Corioni, aveva conquistato con due mesi d'anticipo la promozione dalla C2 alla C1, dando spettacolo con la sua diletta zona. Inutili le diffidenze e le contestazioni di una parte della tifoseria nei confronti di un tecnico senza passato, oltreché senza patentino per allenare in B.

Via Galvani, Lancini e Marocchino, dopo una permanenza senza squilli in rossoblu, Musella, Nicolini, Palmieri, Rossi, Sommella, Sorbi e Zinetti, un addio definitivo alla squadra nella quale era cresciuto. Al loro posto arrivò l'"Ospitaletto band": Cusin, De Marchi, Monza e Gilardi, tutti protagonisti della promozione in C1, oltre ai promettenti babies Strada e Bonfadini. A loro si aggiunsero l'ex Pioli, esploso nella Lazio ma in rotta con l'allenatore Fascetti, e Beghetto.

Ma soprattutto Maifredi cambiò completamente la filosofia della squadra e della società. Creò un gruppo di amici, si calò nella parte del fratello maggiore, dell'allenatore che ama dialogare con i giocatori, chiese a Pecci se fosse convinto del progetto. E Pecci si lasciò affascinare dalla personalità di "Penna Bianca", strinse con lui un patto d'acciaio.

Gli allenamenti, anche i più pesanti, sotto la guida del professor Bergamaschi, che aveva seguito Maifredi da Ospitaletto, vennero accettati con la massima serenità: si cominciò a vedere il "campo con le sponde" a Casteldebole, dove i rossoblu imparavano a giocare di prima, a fare pressing e a non mollare mai nei contrasti, e si cominciò con i ritiri ridotti al minimo, di trasferte intraprese solo all'ultimo momento. Insomma, tutto nuovo.

E i primi risultati furono confortanti: la qualificazione per la seconda fase della Coppa Italia conquistata nel primo girone davanti a Verona, Cesena (col contorno purtroppo di gravi incidenti alla Fiorita), Messina, Campobasso e Spal (11 punti conquistati su 12 disponibili) annunciò una stagione colma di soddisfazioni. "Bologna comincia per B e finisce per A", spiegò Gigi Maifredi: una promessa più che una boutade. Eppure l'avvio fu raggelante: prima giornata il 13 settembre '87, Lecce-Bologna 3-0! Sulla panchina dei pugliesi sedeva Carletto Mazzone, il quale si prese una bella rivincita (avrebbe conquistato tutti e quattro i punti del doppio confronto con i rossoblu) rispetto a Corioni, il quale l'aveva mollato per "mancanza di feeling".

E al martedì, alla ripresa dei lavori a Casteldebole, la sorpresa: pasticcini e champagne per tutti. "Abbiamo perduto a Lecce, ma ora so che di partite ne perderemo pochissime" spiegò Gigi Maifredi con la massima tranquillità. E in effetti i rossoblu infilarono una serie di 12 risultati utili che annunciavano definitivamente la nascita di una "stella".

L'11 ottobre col Messina Lorenzo Marronaro accese le micce: prima doppietta di un torneo che lo avrebbe visto esprimersi al meglio. La domenica successiva firmò in casa del Genoa la prima vittoria esterna a conferma che questo Bologna era pronto per il primato, in parallelo col Milan di Sacchi che in A prefessava lo stesso credo tattico di Maifredi: la zona non poteva più far sorridere nessuno.

Alla nona giornata trasferta in casa del Catanzaro, che l'ex Guerini aveva portato nelle primissime posizioni. La spuntarono i rossoblu per 3-2 (Stringara, Ottoni, Pioli) e il Bologna si ritrovò in testa con 13 punti, un momento storico. Ormai la marcia era inarrestabile. Anche se arrivò l'inopinato stop di Trieste, dove i rossoblu caddero per la seconda volta (2-0 per gli alabardati) trafitti dal contropiede. Ma il successo del 20 dicembre sul Padova li riportò soli al vertice e sull'albero di Natale assieme alla stella c'era anche una bella A dorata.

La conferma più netta arrivò al secondo incontro dell'anno nuovo: fuori dalla Coppa per mano dell'Inter i rossoblu ospitavano l'Atalanta, altra accreditatissima pretendente che stava andando benissimo in Coppa delle Coppe, e la tartassarono con un 4-0 che non lasciava spazio a repliche. Cominciava a farsi importante il vantaggio sulle quarte. Pecci era il fulcro del gioco, assestato davanti a una difesa che schierava in linea, da destra, Luppi, Villa, Ottoni (rientrato prendendo il posto dell'infortunato De Marchi, obbligato a uno stop di cinque mesi) e Monza. A destra di Eraldo si muovevano Luppi e Stringara, a sinistra Monza e un Marocchi veramente formidabile per continuità. Più avanti Poli inventava gioco e occasioni per Pradella, che si sacrificava molto, e soprattutto per Marronaro, davvero in stato di grazia.

Così il girone di ritorno (conclusa l'andata a 27 davanti a Atalanta 24, Cremonese 23 e Bari 22) fu quasi tutto in discesa, a parte l'inciampo iniziale interno col Lecce, vittorioso anche a Bologna con un gol di Moriero, sopo che Stringara si era fatto parare un rigore; e la mezza distrazione col Catanzaro alla nona. Addirittura nel finale si applicò la regola del quattro: 4 gol alla Samb, al Modena, alla Triestina, tutte travolte al Dall'Ara, e pure al Padova in trasferta.

La certezza matematica arrivò, attraverso la classifica avulsa, con l'1-1 contro il Piacenza il 29 maggio, a tre giornate dalla conclusione. La città quasi non se ne rese conto, i calcoli erano un po' complicati, nemmeno negli spogliatoi si ebbe la consapevolezza, poi mentre calava la notte il centro si animò di una festa enorme, che proseguì nelle occasioni istituzionali con un maxi-raduno allo stadio il 13 giugno, con tanti artisti a omaggiare la squadra che aveva riportato Bologna nell'élite del calcio.

Così la città che aveva delirato per Schiavio e Biavati, per Cervellati e Bulgarelli, ebbe modo di esultare ancora, di riannodare il filo della memoria e di sentirsi di nuovo grande nel piccolo mondo del pallone. Da tutto il paese arrivavano solo testimonianze di gioia e di soddisfazione: il Bologna lontano dalla A era un'eresia. E l'idea che un filo ideale potesse congiungere Maifredi e Bernardini - quello che passa attraverso il gusto del gioco, del bel gioco, dello spettacolo, del divertimento - divenne una convinzione di molti, di tutti quelli che non avevano dimenticato l'ultimo scudetto e lo spirito che aveva animato quasi sempre il Bologna nella sua storia ottantennale.

L'impresa dei rossoblu capaci di riconquistare la serie A col loro calcio spettacolo aveva fatto colpo sulla Juventus, che tentò fortemente Gigi Maifredi, bloccato da Corioni, il quale lo richiamò al rispetto di un patto biennale.

Il campionato del ritorno in serie A accese subito grandi speranze nei tifosi rossoblu. Molto ci si attendeva, soprattutto, dai nuovi acquisti stranieri: il belga Demol, il finlandese Aaltonen, il cileno Rubio. Un buon avvio, purtroppo, fu seguito da una serie rovinosa di risultati pessimi. Maifredi, con l'appoggio del presidente, corse ai ripari: rafforzò difesa e centrocampo, si affidò al cuore di un grande Pecci, la squadra strinse i denti e alla fine si salvò.

La campagna acquisti della stagione successiva, '89-'90, quella degli ottant'anni che ricorrevano il 3 ottobre, si aprì sul sorriso furbo di Nikolai Iliev, difensore del Vitocha e della nazionale bulgara, e di Geovani Silva, centrocampista del Vasco de Gama e della nazionale brasiliana. Teoricamente due assi. Ai quali si aggiunsero Antonio Cabrini e Bruno Giordano, già nazionali azzurri, il primo addirittura campione del mondo con l'Italia di Bearzot nell'82 in Spagna. Classe ed esperienza per una squadra giovane. E a ottobre, con la partenza di Lorenzo per Catanzaro, ecco lo spazio anche per il terzo straniero, Herbert Waas, una dozzina di presenze nella nazionale tedesca qualche anno prima.

Appena festeggiati gli 80 anni, a sorpresa se ne andò Pecci, ultima "bandiera" rossoblu, tornato a casa per riaccompagnare il suo Bologna nei quartieri alti. Il feeling con Maifredi si era interrotto.

Campionato rassicurante, senza patemi e con un ottavo posto finale che valeva il ritorno in Coppa Uefa.

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