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Periodo 1993-1999. Dalla C alla Uefa (cap. 26)

  • Scritto da PuntoG
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Periodo 1993-1999 - Gazzoni, Oriali, ulivieri: con loro dalla C alla Uefa.


 

Quando nella primavera del 1985 Corioni aveva preso la società da Brizzi, Giuseppe Gazzoni Frascara, all'epoca presidente degli industriali bolognesi, aveva protestato: "Siamo stati presi in giro. Era ormai tutto pronto". Ma Corioni aveva bruciato tuti sul tempo. si era preso il Bologna e aveva scritto la sua storia, mentre altri restavano a bocca asciutta.

Così quando Gazzoni, a nome anche di altri imprenditori bolognesi (Martini, Bandiera, Goldoni, Pavignani) si fece avanti per rilevare la società dal fallimento, si trattò quasi di un discorso ripreso a distanza di dicei anni. Con l'appoggio delle Cooperative del presidente Piero Rossi, che avevano già avuto una importante esperienza a Reggio Emilia dove avevano portato in Serie A prima il basket poi il calcio (nel 92-93).

Con una struttutra azionaria del genere, partendo di fatto con una società senza debiti, era logico attendersi dei buoni risultati. Eraldo Pecci, che era stato coinvolto dalla Sezione fallimentare del Tribunale di Bologna quale consulente per la valutazione del patrimonio giocatori rossoblu, venne ingaggiato come direttore sportivo. Ci rimasero molto male Janich e Fogli, con i quali qualche parola era stata spesa. E come allenatore arrivò Alberto Zaccheroni, tecnico decisamente in ascesa e di indubbie capacità, come avrebbe largamente dimostrato in seguito all'Udinese e al Milan, conquistando lo scudetto 98-99.

Ma la campagna acquisti era stata necessariamente affrettata, visto che la società aveva cominciato ad operare solo a mercato preticamente compiuto. e le lacune c'erano. Uno scotto inevitabile pagato all'inesperienza e al poco tempo. L'allontanamento di Zaccheroni forse fu frettoloso, ma in ogni caso con l'appoggio dato alla squadra nella corsa finale con la Spal ai play-off, il pubblico dimostrò di essersi ormai riconciliato col Bologna.

E Gazzoni, dopo il 5° posto del primo campionato di C, dimostrò di saper imparare in fretta. Via Pecci, la scelta del direttore generale cadde su Gabriele Oriali, anzi, il Cavalier Oriali per via del titolo mondiale conquistato nel 1982 in Spagna. E in panchina ecco Renzo Ulivieri, reduce da ottime annate alla guida del Modena prima e del Vicenza poi. Scelte felicissime. La riservatezza di Oriali si integrava alla perfezione con l'atteggiamento estroverso del toscanaccio Ulivieri. Carattere forte, lingua tagliente, Renzo non rinunciò mai a dire le proprie idee, anche in materia non calcistica. Come in politica, dichiarandosi aderente al Pds proprio mentre Gazzoni correva nella gara all'elezione del sindaco di Bologna sulla sponda opposta. Anche da lì, probabilmente, nasceva un rapporto contrastato tra presidente e tecnico.

Ma in campo le cose funzionavano, eccome. Squadra operaia, difficoltà a trovare spazio stabile per Luca Cecconi, uno col gol sempre in canna e la lingua pronta. Ma, una volta trovato l'assetto, il meccanismo rossoblu risultò efficientissimo, magari non sempre spettacolare, ma assai redditizio. E il finale travolgente coincise con una promozione storica per i numeri: miglior attacco e miglior difesa del torneo.

Si trattava di dare l'assalto al cielo. E per questo Oriali aveva lavorato in silenzio, senza proclami, com'è nel suo costume. E allora per la stagione 95-96 erano arrivati uomini giusti, anche se sulla carta suscitavano perplessità, come Antonioli e Torrisi. Gente da ricostruire, proprio quello che è sempre piaciuto a Ulivieri. E poi uomini da lanciare, come Paramatti e Nervo, una scoperta del presidente.

Per cominciare ottime prove in Coppa Italia, a conferma di un buon lavoro estivo. E poi, ancora una volta, una "macchina" oliatissima, capace di prendere punti ovunque, con pochi sbandamenti comunque ben assorbiti. Anche così si spiegano le "strisce" di risultati utili. Fino a quel 2 giugno del '96, Festa della Repubblica ma soprattutto Festa del Bologna Ritrovato. La zuccata di Giorgio Bresciani contro il Chievo sembrò spazzare via anni interi di amarezze, di delusioni, di umiliazioni. Il Bologna tornava finalmente in A dopo 5 lunghe stagioni, e questa volta per rimanervi da protagonista.

Il torneo '96-'97 riproponeva finalmente il Bologna nella massima categoria, quella che ai rossoblu compete per tradizione. Dal mercato arrivarono Marocchi, Fontolan e i colpi grossi Andersson (dal Bari) e Kolyvanov (dal Foggia): i primi due stranieri di Gazzoni erano due nazionali di Svezia e Russia, gente di valore assoluto. Che consentirono alla squadra di fare un salto di qualità ulteriore, sostanziata da una serie di vittorie esterne di prestigio (Inter e Lazio), dal 7° posto finale e dalla semifinale di Coppa Italia perduta contro il vicenza, destinato a conquistare il trofeo.

Il Bologna, con Montezemolo vicepresidente onorario, era pronto per un ulteriore balzo in avanti. Che avvenne attraverso la grande intuizione di puntare sul talento di Roberto Baggio, smanioso di rivincite dopo un anno difficile nel Milan e deciso a riconquistare Nazionale e Mondiali.

Purtroppo l'ingaggio di Baggio non fu preso bene da Ulivieri, la squadra all'inizio stentò, ci furono i contrasti seguiti all'esclusione di Roby contro la Juventus. Ma il grande lavoro del Tessitore Oriali e l'equilibrio di Gazzoni permisero di superare i momenti difficili e di approdare ad una serie di risultati resi possibili dalla compattezza della squadra e dall'intesa fra la torre Andersson e un Roby ispiratissimo, capace di segnare 22 gol alla fine, sua migliore prestazione. E poi l'azzurro, come per Torrisi. L'8° posto finale peggiorava il piazzamento dell'anno prima, ma consentiva l'accesso alla Coppa Intertoto.

L'ultima stagione, quella che introduceva ai 90 anni, vedeva l'addio di Oriali (Parma), Ulivieri  (Napoli) e Baggio (Inter), e il ritorno di Carlo Mazzone. Una lunga maratona estiva in Intertoto, fatta di ottimi risultati. Qualche difficoltà iniziale in campionato, una bellissima marcia anche in Coppa Italia, fino a un assetto molto soddisfacente trovato anche grazie al prodigioso recupero di Beppe Signori, un'altra scommessa della società. Beppe rinasceva, il Bologna volava, fino alle semifinali di Coppa Italia (con la Fiorentina) e di Coppa Uefa (col Marsiglia) giocate alla pari. E al 9° posto finale, condito però dall'affermazione nello spareggio con l'Inter per la partecipazione alla Coppa Uefa.

Un gran bel modo per festeggiare i 90 anni, mentre Bologna si appresta a diventare Capitale europea della cultura.

 

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