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Cattivi pensieri

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Nessuno scrive al colonnello.

All’inizio, inizierei con un inizio. Quello del “Viaggio al termine della notte”, di Cèline. Prima guerra mondiale. Bardamu, anarchico misantropo e nevrastenico, sta seduto al tavolo di un bar con un amico, arringandolo sulla spaventosa porcheria del mondo. La guerra ? "Insensato macello di poveri cristi, mandati a morire da masnadieri assassini". La patria ? "Pretesto di furfanti in redingote". L’esercito ? "Accolita di sanguinari burocrati". Mentre è lì che conciona, passa un reggimento francese. Bardamu finalmente si mette zitto, li ferma, e corre ad arruolarsi. E l’amico, trasecolato: “Ma come, ma non mi hai appena detto ...?”. “Certo”, gli risponde Bardamu, “Ma vado a vedere se ho ragione”.
Rubando le parole a un genio, ecco dunque il tentativo di spiegare il timido scopo di questa timida rubrica non calcistica. Come salvare la fedeltà a se stessi al di là di ogni impossibile coerenza. O come andare a vedere i nostri pregiudizi al tavolo da gioco, per scoprire chi ha davvero il punto più alto.

* * *

Io, ad esempio, ho perduto la posta quando ho letto l’ultimo libro di Adriano Sofri dedicato alla morte di Giuseppe Pinelli, l’anarchico precipitato da una finestra della questura di Milano tre giorni dopo la strage di Piazza Fontana. Il libro di Sofri è suggestivo, ipnotico, sapiente. Con la delicata spietatezza di un ex leninista che non ha perduto l’educato livore di un tempo, Sofri smonta, pezzo a pezzo, la figura del commissario Luigi Calabresi, di cui, con finta involontarietà, ci restituisce un’immagine grigia, insolente, a tratti persino vigliacca. Sofri rispinge a calci la notte più in qua, fa piazza pulita di sentenze e giudici, e risolleva dubbi pesanti sull’operato del commissario nella morte di Pinelli. Qualche argomento è solido e spiazzante, qualcun’altro sembra solo piccola propaganda revanscista fuori tempo massimo. I cattivi pensieri a un certo punto svaporano, e rimane la constatazione dell’infinita misericordia di ogni democrazia. Secondo la giustizia Sofri è un colpevole certo, secondo una parte dell’opinione pubblica, è un probabile innocente. Facendo la media dei voti, come si fa con le pagelle del centravanti sui quotidiani sportivi, un possibile assassino scrive un libro molto pubblicizzato in cui racconta che la sua possibile vittima non era poi questa pasta d’uomo. Notte ferma e triste, mondo sottosopra, e va bene così.

* * *

Tornando con la testa in alto e le gambe in basso, l’altro giorno il candidato a sindaco Alfredo Cazzola ha intrattenuto benevolmente gli astanti al quartiere Bolognina, presentando abbozzi di programma, e tastando il polso alla pubblica piazza. Se la scelta del quartiere ha una simbologia biografica e personale, ci può stare, perchè l’assassino torna sempre sul luogo del delitto (e lì quasi sempre lo aspetta la polizia: questa dovrebbe essere la seconda parte del calembour, che nessuno chissà perchè recita mai). Se invece si voleva rievocare l’altra Bolognina celebre, quella di Occhetto, peggior viatico non poteva essere trovato: perchè in quel caso si tratta di quelle stazioni da cui pensi di partire, e in cui invece finisci rovinosamente il viaggio, e ti fermi per vent’anni ad aspettare il prossimo treno. Nella circostanza, comunque, il polso della piazza era debole e diradato: l’intervento è perfettamente riuscito, ma il paziente è morto. Dopo una buona introduzione, l’assemblea ha perso il tempo restante a discutere con Cazzola se nei giardinetti debbano essere messe le panchine di legno, o quelle di ferro. Indispensabile metallurgia della politica, o amabile cazzeggio da circolo Pickwick di dilettanti allo sbaraglio ? Non saprei. La sensazione è che Cazzola, come tutti coloro che sono partiti dal nulla e hanno conquistato una (meritata) vittoria miracolosa, si sia abituato facilmente alle vittorie, e ai miracoli. Senza accorgersi che, come diceva il marchese sentenzioso, si può essere più bravi di qualcuno tutte le volte, o più bravi di tutti qualche volta, ma non più bravi di tutti tutte le volte. Così, di volta in volta, può anche capitare di svoltare da Danilovic a Madrigali, o dal Motor Show a Tacopina, con l’aria sempiterna dell’intenditore di whisky che, con algida non chalance, a questo giro trangugia varechina. Opinione personale. Cazzola ama le vittorie ed i miracoli, ma non la loro nostalgia. Non presenterà le firme entro il 31 marzo, e si ritirerà prima.

* * *

Mi sarei ritirato volentieri anch’io, l’altra sera, magari su una panchina (legno, grazie), quando un gruppo di amici mi ha costretto a vedere al cinema Operazione Valchiria, il film americano in cui si ricorda il sacrificio del colonnello Claus von Stauffenberg, ufficiale tedesco che, purtroppo senza successo, tentò di assassinare Hitler con un attentato dinamitardo. La scelta serale è stata imposta dalla passione irrefrenabile di una delle fanciulle del gruppo, tale Arianna, per Tom Cruise. Che sarebbe come scegliere di acquistare un libro, perché il tipografo che lo ha stampato è un bel ragazzo (come dice la canzone ? “Abissi imperscrutabili, le donne degli amici”). A me Cruise non ha mai sfagiolato tanto, perchè, qualunque parte interpreti, lo vedo sempre nel ruolo del barista esagitato di Cocktail che si dimena dietro il banco e lancia bottiglie al soffitto. Anche stavolta, con la divisa da militare tedesco con la benda all’occhio, mi sembrava piuttosto un bravo intrattenitore che ha scelto bene il costume, nella serata di una festa a tema. Niente da fare, comunque. Il film non decolla, è sempre finto, plastificato, girato al computer. Stai lì due ore ad aspettare la frase storica da mandare a memoria, quella che, secondo i greci antichi, piazzava indistruttibili macigni di parole lungo l’inarrestabile fiume del tempo. E dunque pendi per tutto il tempo dalla bocca, e dalla benda, del colonnello, aspettandoti chissà che. Mica roba lunare del tipo “Addio mondo crudele” o “La storia mi riscatterà”. No no, sarebbe anche bastato un semplice: “cazzo, provateci voi, a mettere la bomba al posto giusto con un occhio solo”. Macché: Arianna ha tagliato il filo e ci ha perduto per sempre in un labirinto inestricabile, senza nemmeno un minotauro che a un bel momento venisse a darci il colpo di grazia. Quando poi Hitler, avviandosi verso la stanza in cui lo aspetta il botto, incrocia il colonnello Cruise e gli dice “Per me un cuba libre al tamarindo, grazie”, capisci che la carogna salverà ancora le penne, e che tu hai sbagliato sala, amici, e vita. Vista la mala parata, dunque, è ora che Nessuno scriva al colonnello: la prossima volta, per favore, fai scopa accecandoti anche l’altro occhio, e invece di rompere gli zebedei al di qua dell’oceano, vai a una riunione condominiale di Scientology, e discuti dello scolo delle grondaie.
Sbaglio per sbaglio, uscendo dal cinema mi sono infine intabarrato nel mio grigio pessimismo esistenziale, e rientrando a casa ho pensato che, se per caso Cazzola dovesse smentirmi e tenesse duro fino alla fine, quasi quasi rabbonisco i miei pensieri cattivi, e gli suggerisco un possibile slogan elettorale. "Vota per me. Mica per altro, sai. Vieni a vedere se hai ragione".


Nessuno