C'era una volta il Bologna.
Sergio Leone, Papadopulo, il duello finale.
Vent'anni fa, più o meno di questi tempi, se ne andava Sergio Leone. Narratore straordinario e modernissimo di un'epopea e di una leggenda, ci ha regalato storie lunghe e dilatate come il deserto, piene di uomini violenti e coraggiosi fatti solo di occhi, e di polvere. E questo con il contrappunto eccezionale e indispensabile delle musiche di Ennio Morricone, piene di fischi affilati che tagliano come il vento, e di refrain ciondolanti e srotolati come un cavallo che si lancia alla carica. Lo stillicidio infinito del nostro tormento sportivo, di cui non vediamo mai la conclusione e non riusciamo mai a intuire veramente l'epilogo, a volte mi ricorda il duello decisivo di un racconto di Leone. C'è davvero una morale e una consolazione, nel nostro agitato agitarci nelle aride distese dell'Arizona? Vivremo? Moriremo? La formula dell'incolumità starà nella sveltezza della nostra mano, o nelle coordinate bancarie di Morganti? La nostra pistola sarà davvero carica, o Francesca Menarini avrà sostituito i proiettili con caramelle alla menta da distribuire ai bambini all'uscita del film? Chissà. Per intanto, proviamo a riparlare di speranza e di fantasia, e di un genio del cinema che nel Bologna e nei suoi tifosi avrebbe forse trovato (o ritrovato) il soggetto per una buona trama.
Per un pugno di dollari. Nel senso che aspettavamo i dollari, e invece è arrivato il pugno. Ci avevamo creduto quasi tutti, e senz'altro ci ho creduto io. Quando Tacopina si è presentato da noi, sembrava il classico personaggio di confine, uso ad ogni tipo di frequentazione: dalle madri badesse ai guardaspalle del boss, dai loschi bancarottieri ai geni della finanza. E questo senza che fosse possibile capire subito se la sua solare irruenza di chi non sta zitto un attimo e gesticola a tutto andare, fosse autentica e trasparente apertura al mondo, o piuttosto solo l'espediente per distrarre l'interlocutore, e intanto cercare sotto il tavolo le cimici dell'FBI. Tacopina era l'incarnazione classica di quella oscura e splendente medietà che, in fondo, è tipica (con le dovute proporzioni) di chi fa un lavoro come il suo (e il mio), e di chi sceglie (sempre con le dovute proporzioni) di sporcarsi le mani con i quartieri molto alti, o molto bassi (spesso è la stessa cosa) della società in cui vive. Ben sapendo, del resto, che non sempre a partire da Oxford si finisce in paradiso, e a nascere alla Bolognina si precipita all'inferno. Tacopina, in effetti, americano un po' impostore e un po' coglione, ci ha lasciato in sospeso per molte settimane, senza spiegarci bene se il suo abbraccio così caloroso e letale fosse quello di San Francesco, o invece quello di Giuda. A pensarci bene, anche lui era la perfetta replica, sia pure con trolley e gemelli d'oro ai polsi, del pistolero degli spaghetti western. Dalla parte del bene per convenienza, molto più che per scelta etica, o dalla parte del male per pigrizia, molto più che per intima crudeltà, la sua reale caratura morale riesci a distinguerla solo all'ultimo fotogramma, quando il bounty killer ha appena finito di stecchire i fuorilegge che porterà dallo sceriffo, per incassare la taglia. Nel senso che solo lì, dopo, a winchester fumanti e scarichi e un secondo prima della fine, capisci davvero se il pistolero per cui hai tifato per tutto il film era il bounty killer, o invece il fuorilegge stecchito (l'ipotesi dello sceriffo non è mai contemplata). Nel nostro caso, peraltro, l'ultimo fotogramma non lo abbiamo mai visto, perchè la pellicola si è bruciata prima. Il gestore del cinema, in ogni caso, ha chiuso l'attività, e nel frattempo ci ha aperto un comitato elettorale. Il suo slogan attuale è "sindaco del fare" (o "del far west", adesso non ricordo bene).
Giù la testa, giunco rossoblu che ti pieghi ma non ti spezzi, perchè sta arrivando il vento. Quando Leonida e i suoi trecento spartani dovettero affrontare l'esercito sterminato di Serse, il re di Persia li minacciò: "vi tireremo tante frecce, che oscureremo il sole". "Bene", rispose Leonida, "vorrà dire che combatteremo all'ombra". In fin dei conti, la morale ultima di ogni giunco, di ogni vento e di ogni soldato all'ombra, rimane quella: fai della tua debolezza la tua forza, assalta il treno del governo con la tua fede e i tuoi peones, fino a quando Atahualpa, o qualche altro dio, non ti dica descansate niño, che continuo io. Ogni tarda primavera di chi tifa Bologna, è sempre una rivoluzione messicana. Caldo afoso, sete pungente, cactus immobili, scorpioni sotto ogni sasso, spossanti angosce fino all'ultimo minuto per vedere come va a finire. Nell'attesa, il cielo sembra la faccia pietrificata di James Coburn, i miraggi d'oasi riposanti sono affidabili come una fideiussione di Lillo Foti, e a fermare il plotone di esecuzione che vuole fucilarti sta correndo Giuliano Ferrara, portato sulle spalle da monsignor Tonini. La tragica e bellissima parabola di ogni uomo passionale, a cui ormai è rimasta una passione sola: "quando ho cominciato a seguire il Bologna, allora credevo anch'io in tante cose. E ho finito per credere solo nel Bologna". Dunque, su la testa, giunco rossoblu che ti spezzi ma non ti pieghi, perché sta arrivando il vento.
Il buono il brutto il cattivo. Abbiamo cominciato con l'uomo buono. La sua idea era quella di solcare l'oceano con il pedalò, e di attraversare la Groenlandia con il maglioncino di cotone. L'anno prima era andata bene, perchè l'oceano e la Groenlandia erano quelli di Risiko, e con un tris di carrarmati si è conquistato il mondo. Poi, però, la carta geografica ha preso carne, montagne e tempesta, e l'obiettivo è diventato improbo. Il nocchiero ha perso la rotta, gli ammutinati hanno cominciato a schizzare per i fatti propri e in tutte le direzioni come pallottole impazzite, l'avvicendamento è stato inevitabile. Antico insegnamento di ogni cowboy: il mondo si divide tra chi ha la pistola carica, e chi scava. E prendere cinque gol a Cagliari e pensare di salvare la panchina, è come cercare di scavare il deserto usando come pala una pistola scarica. Dunque: il buono scava, fine primo tempo, e si risellano i cavalli. All'inizio del secondo tempo, è arrivato il brutto. Sgraziato, impopolare, intelligente e urticante, ha chiamato a raccolta i cavalieri pazzi, e ha riprovato a dare un ritmo comune al movimento della truppa. La cosa è andata bene per un po', fintanto che le belle gioie e i pianisti senza mani di Bologna City Football Club non hanno esaurito la paura e lo spavento dell'Eli Wallach di Serbia. Ma affidare al brutto la traversata integrale del deserto, a un certo punto si è rivelato vasta impresa. Perché all'impeto e alla furia irrazionale della battaglia, dovrebbe sostituirsi ogni tanto la lungimirante strategia della guerra. E i brutti, come noto, hanno invece lo sguardo fisso e restano davanti allo specchio più di tutti gli altri, perchè non credono mai a quello che vedono. Dunque, illudersi di condurre l'assalto con revolver ad acqua quando gli altri sparano con fucili veri, ha inverato l'adagio di un vecchio bandito: quando un uomo con la pistola incontra un uomo col fucile, l'uomo con la pistola è un uomo morto (però in compenso l'uomo col fucile è un uomo bagnato, così impara). Alla fine, poco prima che scorressero i titoli di coda, un attimo prima che l'Indio del destino ci ripiombasse in fronte l'ennesimo confetto di commiato, è entrato in paese l'uomo cattivo. E qui, più che Leone, forse servirebbero Scorsese, o Coppola. L'uomo cattivo ha l'eloquio astruso e sfinente di chi non dice nulla davanti a una commissione senatoriale per prendere tempo e non compromettersi mai, ma poi alla sera va a cena coi picciotti e li ammaestra con parole chiare e definitive sulle asprezze del mondo. Ha la stretta a tenaglia e lo sguardo sveglio di un uomo che negli ultimi quarant'anni è andato sempre a letto presto, ma solo perchè la mattina dopo doveva assaltare la diligenza. E' vero, l'anno scorso cavalcava nel mucchio selvaggio di altri gringos, e da quella trincea sparò caxate e faxate contro il nostro fortino. Ma come sa bene chiunque ricorda a memoria tutti i film di Leone, i cattivi autentici portano sempre a termine ogni compito che gli viene affidato: e il loro mandante di ieri, può essere la loro vittima di oggi. A Lee Van Cleef, insomma, Bologna-Lecce sarebbe piaciuta molto. Sarà vera gloria? Non saprei. Per intanto, da quando il gringo cattivo cavalca le praterie della nostra landa desolata, ho imparato tre cose. Lanna non giocherà più (l'ultima volta lo hanno visto fare stretching in verticale dentro un pilone dell'autostrada). Il 3-5-2, con questa squadra, è un azzardo tattico. Se salgo in macchina con Papadopulo, lui lo faccio sedere davanti, e io sto dietro.
Adesso che ti ho reso omaggio, grande Sergio Leone che ci guardi benevolo dalla tua nuvola a cavallo in cerca di spunti per intrattenere angeli e demoni, ricambiami per un attimo il favore, e punta la tua macchina da presa proprio qui sopra, da queste parti e sopra le nostre teste. Ne converrai: l'ambientazione regge, gli attori se la cavano, la storia tiene botta da quasi cento anni. Stringi la macchina, dunque. Stringi ancora, e ancora, e ancora. Zumma proprio qui, sui miei occhi, e sulla mia polvere. E sugli occhi e sulla polvere del mio vicino, e su quelli della mia vicina, e su quelli dei miei vicini. Come dici? In macchina il rossoblu spara? E lascialo sparare, Sergio Leone, tanto tra poco non sarà il solo. Eh sì perchè vedi, noi siamo pronti. Da sempre. Come sempre. Il sole è alto in cielo nonostante le frecce di Serse, i vigliacchi e gli ignavi sono al sicuro nelle loro tane, il lavoro sporco, tanto per cambiare, tocca ancora a noi. Siamo bounty killers? Sceriffi? Banditi? Non saprei. Fai tu, Sergio Leone, e se vuoi, sciogli pure l'enigma solo all'ultimo fotogramma. Noi intanto restiamo qui, immobili, soli, terrorizzati e impavidi, coi pollici che sudano e le colt che ballano impazienti nella fondina, perchè vogliono prendere aria, e toglierla. Stiamo aspettando che arrivino gli altri, i nemici. Non dovrebbe mancare molto, perchè ne sentiamo già le urla, gli spari, il rumore degli zoccoli dei loro cavalli che galoppano a perdifiato verso l'inferno. Vincere o morire. Uccidere o essere uccisi. Nessuna novità, domenica prossima, come ogni domenica prossima di chi vive nella nostra landa desolata, e non si decide a partire per sparatorie più confortevoli e accessoriate. Dunque punta pure la camera sui nostri visi, Sergio Leone, stringi per bene, e manda la musica del carillon. Tra poco ci siamo. Le colt non ballano più. Il motivetto sta per finire. E' tempo. E' ora. Ferma pure la tua nuvola a cavallo sopra le nostre teste, grande e grandissimo Sergio Leone, apparecchia la cinepresa, fai stare zitta la troupe dei tuoi angeli e dei tuoi demoni, e vieni a raggiungere nei nostri occhi impolverati, l'attimo infinito e impagabile in cui la musica del carillon si sarà fermata per sempre.
Nessuno
Per un pugno di dollari. Nel senso che aspettavamo i dollari, e invece è arrivato il pugno. Ci avevamo creduto quasi tutti, e senz'altro ci ho creduto io. Quando Tacopina si è presentato da noi, sembrava il classico personaggio di confine, uso ad ogni tipo di frequentazione: dalle madri badesse ai guardaspalle del boss, dai loschi bancarottieri ai geni della finanza. E questo senza che fosse possibile capire subito se la sua solare irruenza di chi non sta zitto un attimo e gesticola a tutto andare, fosse autentica e trasparente apertura al mondo, o piuttosto solo l'espediente per distrarre l'interlocutore, e intanto cercare sotto il tavolo le cimici dell'FBI. Tacopina era l'incarnazione classica di quella oscura e splendente medietà che, in fondo, è tipica (con le dovute proporzioni) di chi fa un lavoro come il suo (e il mio), e di chi sceglie (sempre con le dovute proporzioni) di sporcarsi le mani con i quartieri molto alti, o molto bassi (spesso è la stessa cosa) della società in cui vive. Ben sapendo, del resto, che non sempre a partire da Oxford si finisce in paradiso, e a nascere alla Bolognina si precipita all'inferno. Tacopina, in effetti, americano un po' impostore e un po' coglione, ci ha lasciato in sospeso per molte settimane, senza spiegarci bene se il suo abbraccio così caloroso e letale fosse quello di San Francesco, o invece quello di Giuda. A pensarci bene, anche lui era la perfetta replica, sia pure con trolley e gemelli d'oro ai polsi, del pistolero degli spaghetti western. Dalla parte del bene per convenienza, molto più che per scelta etica, o dalla parte del male per pigrizia, molto più che per intima crudeltà, la sua reale caratura morale riesci a distinguerla solo all'ultimo fotogramma, quando il bounty killer ha appena finito di stecchire i fuorilegge che porterà dallo sceriffo, per incassare la taglia. Nel senso che solo lì, dopo, a winchester fumanti e scarichi e un secondo prima della fine, capisci davvero se il pistolero per cui hai tifato per tutto il film era il bounty killer, o invece il fuorilegge stecchito (l'ipotesi dello sceriffo non è mai contemplata). Nel nostro caso, peraltro, l'ultimo fotogramma non lo abbiamo mai visto, perchè la pellicola si è bruciata prima. Il gestore del cinema, in ogni caso, ha chiuso l'attività, e nel frattempo ci ha aperto un comitato elettorale. Il suo slogan attuale è "sindaco del fare" (o "del far west", adesso non ricordo bene).
Giù la testa, giunco rossoblu che ti pieghi ma non ti spezzi, perchè sta arrivando il vento. Quando Leonida e i suoi trecento spartani dovettero affrontare l'esercito sterminato di Serse, il re di Persia li minacciò: "vi tireremo tante frecce, che oscureremo il sole". "Bene", rispose Leonida, "vorrà dire che combatteremo all'ombra". In fin dei conti, la morale ultima di ogni giunco, di ogni vento e di ogni soldato all'ombra, rimane quella: fai della tua debolezza la tua forza, assalta il treno del governo con la tua fede e i tuoi peones, fino a quando Atahualpa, o qualche altro dio, non ti dica descansate niño, che continuo io. Ogni tarda primavera di chi tifa Bologna, è sempre una rivoluzione messicana. Caldo afoso, sete pungente, cactus immobili, scorpioni sotto ogni sasso, spossanti angosce fino all'ultimo minuto per vedere come va a finire. Nell'attesa, il cielo sembra la faccia pietrificata di James Coburn, i miraggi d'oasi riposanti sono affidabili come una fideiussione di Lillo Foti, e a fermare il plotone di esecuzione che vuole fucilarti sta correndo Giuliano Ferrara, portato sulle spalle da monsignor Tonini. La tragica e bellissima parabola di ogni uomo passionale, a cui ormai è rimasta una passione sola: "quando ho cominciato a seguire il Bologna, allora credevo anch'io in tante cose. E ho finito per credere solo nel Bologna". Dunque, su la testa, giunco rossoblu che ti spezzi ma non ti pieghi, perché sta arrivando il vento.
Il buono il brutto il cattivo. Abbiamo cominciato con l'uomo buono. La sua idea era quella di solcare l'oceano con il pedalò, e di attraversare la Groenlandia con il maglioncino di cotone. L'anno prima era andata bene, perchè l'oceano e la Groenlandia erano quelli di Risiko, e con un tris di carrarmati si è conquistato il mondo. Poi, però, la carta geografica ha preso carne, montagne e tempesta, e l'obiettivo è diventato improbo. Il nocchiero ha perso la rotta, gli ammutinati hanno cominciato a schizzare per i fatti propri e in tutte le direzioni come pallottole impazzite, l'avvicendamento è stato inevitabile. Antico insegnamento di ogni cowboy: il mondo si divide tra chi ha la pistola carica, e chi scava. E prendere cinque gol a Cagliari e pensare di salvare la panchina, è come cercare di scavare il deserto usando come pala una pistola scarica. Dunque: il buono scava, fine primo tempo, e si risellano i cavalli. All'inizio del secondo tempo, è arrivato il brutto. Sgraziato, impopolare, intelligente e urticante, ha chiamato a raccolta i cavalieri pazzi, e ha riprovato a dare un ritmo comune al movimento della truppa. La cosa è andata bene per un po', fintanto che le belle gioie e i pianisti senza mani di Bologna City Football Club non hanno esaurito la paura e lo spavento dell'Eli Wallach di Serbia. Ma affidare al brutto la traversata integrale del deserto, a un certo punto si è rivelato vasta impresa. Perché all'impeto e alla furia irrazionale della battaglia, dovrebbe sostituirsi ogni tanto la lungimirante strategia della guerra. E i brutti, come noto, hanno invece lo sguardo fisso e restano davanti allo specchio più di tutti gli altri, perchè non credono mai a quello che vedono. Dunque, illudersi di condurre l'assalto con revolver ad acqua quando gli altri sparano con fucili veri, ha inverato l'adagio di un vecchio bandito: quando un uomo con la pistola incontra un uomo col fucile, l'uomo con la pistola è un uomo morto (però in compenso l'uomo col fucile è un uomo bagnato, così impara). Alla fine, poco prima che scorressero i titoli di coda, un attimo prima che l'Indio del destino ci ripiombasse in fronte l'ennesimo confetto di commiato, è entrato in paese l'uomo cattivo. E qui, più che Leone, forse servirebbero Scorsese, o Coppola. L'uomo cattivo ha l'eloquio astruso e sfinente di chi non dice nulla davanti a una commissione senatoriale per prendere tempo e non compromettersi mai, ma poi alla sera va a cena coi picciotti e li ammaestra con parole chiare e definitive sulle asprezze del mondo. Ha la stretta a tenaglia e lo sguardo sveglio di un uomo che negli ultimi quarant'anni è andato sempre a letto presto, ma solo perchè la mattina dopo doveva assaltare la diligenza. E' vero, l'anno scorso cavalcava nel mucchio selvaggio di altri gringos, e da quella trincea sparò caxate e faxate contro il nostro fortino. Ma come sa bene chiunque ricorda a memoria tutti i film di Leone, i cattivi autentici portano sempre a termine ogni compito che gli viene affidato: e il loro mandante di ieri, può essere la loro vittima di oggi. A Lee Van Cleef, insomma, Bologna-Lecce sarebbe piaciuta molto. Sarà vera gloria? Non saprei. Per intanto, da quando il gringo cattivo cavalca le praterie della nostra landa desolata, ho imparato tre cose. Lanna non giocherà più (l'ultima volta lo hanno visto fare stretching in verticale dentro un pilone dell'autostrada). Il 3-5-2, con questa squadra, è un azzardo tattico. Se salgo in macchina con Papadopulo, lui lo faccio sedere davanti, e io sto dietro.
Adesso che ti ho reso omaggio, grande Sergio Leone che ci guardi benevolo dalla tua nuvola a cavallo in cerca di spunti per intrattenere angeli e demoni, ricambiami per un attimo il favore, e punta la tua macchina da presa proprio qui sopra, da queste parti e sopra le nostre teste. Ne converrai: l'ambientazione regge, gli attori se la cavano, la storia tiene botta da quasi cento anni. Stringi la macchina, dunque. Stringi ancora, e ancora, e ancora. Zumma proprio qui, sui miei occhi, e sulla mia polvere. E sugli occhi e sulla polvere del mio vicino, e su quelli della mia vicina, e su quelli dei miei vicini. Come dici? In macchina il rossoblu spara? E lascialo sparare, Sergio Leone, tanto tra poco non sarà il solo. Eh sì perchè vedi, noi siamo pronti. Da sempre. Come sempre. Il sole è alto in cielo nonostante le frecce di Serse, i vigliacchi e gli ignavi sono al sicuro nelle loro tane, il lavoro sporco, tanto per cambiare, tocca ancora a noi. Siamo bounty killers? Sceriffi? Banditi? Non saprei. Fai tu, Sergio Leone, e se vuoi, sciogli pure l'enigma solo all'ultimo fotogramma. Noi intanto restiamo qui, immobili, soli, terrorizzati e impavidi, coi pollici che sudano e le colt che ballano impazienti nella fondina, perchè vogliono prendere aria, e toglierla. Stiamo aspettando che arrivino gli altri, i nemici. Non dovrebbe mancare molto, perchè ne sentiamo già le urla, gli spari, il rumore degli zoccoli dei loro cavalli che galoppano a perdifiato verso l'inferno. Vincere o morire. Uccidere o essere uccisi. Nessuna novità, domenica prossima, come ogni domenica prossima di chi vive nella nostra landa desolata, e non si decide a partire per sparatorie più confortevoli e accessoriate. Dunque punta pure la camera sui nostri visi, Sergio Leone, stringi per bene, e manda la musica del carillon. Tra poco ci siamo. Le colt non ballano più. Il motivetto sta per finire. E' tempo. E' ora. Ferma pure la tua nuvola a cavallo sopra le nostre teste, grande e grandissimo Sergio Leone, apparecchia la cinepresa, fai stare zitta la troupe dei tuoi angeli e dei tuoi demoni, e vieni a raggiungere nei nostri occhi impolverati, l'attimo infinito e impagabile in cui la musica del carillon si sarà fermata per sempre.
Nessuno
| < Prec. | Succ. > |
|---|
Ultimi articoli e news
- Stop di due mesi per Pisanu.
- Ufficializzato Siligardi.
- Calendario 2010-11: alla 1^ Bologna-Inter.
- Convocati per la tournée in Arabia.
- Lorenzo Paramatti all'Inter.
- Cherubin al Bologna.
- Renè Krhin al Bologna.
- Sabato 24 luglio è deceduto l'attore Raoul Grassilli.
- Amichevole: Bologna-Trento 3-0
- Prelazione sui biglietti ai vecchi abbonati.
Più letti
- L'immobilismo della società.
- ROTTURA TRA DI VAIO E IL BOLOGNA
- UFFICIALE: DI VAIO RESTA A BOLOGNA.
- Il punto sul mercato.
- Salvatori: "Fermato dai Menarini".
- Rezart Taci oggi a Milano.
- REZART TACI NUOVO PROPIETARIO DEL BOLOGNA.
- Vincenti e Piazzati stagione 2008-09
- Abete: "Ci sono delle sentenze".
- Risolte tutte le comproprietà.
Top Downloads
| giu.09 |
194 |
| giu.09 |
158 |
| apr.10 |
118 |
| giu.09 |
97 |
| giu.09 |
91 |
Messaggi Privati
Non sei identificato sul sito.


