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L'anno che verrà.

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Previsioni semiserie, rigorosamente in rima, su quello che ci aspetta nel 2010.


A casa ho una piccola e orribile sfera di vetro. Un tempo era un regalo kitsch. La rovesciavi, e cadeva la neve su una stilizzatissima Bologna. Adesso che, come direbbe Marrazzo, la neve è finita, alla fine di ogni anno uso la sfera per vederci il futuro, e poi cado in deliquio e mi metto a verseggiare in rima, come Nostradamus, provando a fare delle previsioni su quello che ci aspetta nell'anno che arriva. Quel che segue è l'improbabile risultato di quei minuti di follia. Colgo questa occasione per salutare Riccardo Grassilli e lo staff di Federossoblu, a cui faccio i miei migliori auguri di serene festività e di un 2010 pieno di gioia: in rima, e in prosa. Auguri che naturalmente estendo a tutti gli utenti e i lettori del sito, a cui do un arrivederci a presto, nell'anno che verrà.


A gennaio il mondo si risveglia assiderato,
ma questo non scoraggia i profeti degli orrori:
“E’ sempre effetto serra, pianeta allo sfacelo,
è ghiaccio ma bollente, come canta Dallara”.
Francesca si è distratta, e capisce Renato,
si spaventa ed assume due frigodirettori,
un vice delle nevi e un manager del gelo.
Calore non ne fanno, ma al freddo non c’è gara.

A febbraio ci attende una lieve apocalisse
che arriva giusto giusto in tempo di quaresima.
Renzo invita Moggi a cena a proprie spese
per un san Valentino un po’ penitenziale:
“io sarò il tuo procio, e tu sarai il mio Ulisse”.
Francesca resta a casa, e prepara l’ennesima
sorpresa entusiasmante: “In tono con il mese
vi ho preso il bomberone: arriva Carnevale”.

A marzo Sabatini si contorce d’invidia
per l’iperattivismo degli altri presidenti.
A primavera caccia Lardo e a proseguir
dà fuoco al futursciò, poi si spoglia in diretta.
“Venghino venghino signori dei massmìdia,
mi puntino al più presto lo zoom qui sopra ai denti.
Un tale mi ha promesso che mi lancia un souvenir.
Avrei gradito un duomo, ma basta una chiesetta”.

Ad aprile Sacrati, per la bella stagione,
rilancia in grande stile il suo grande progetto.
Ha pronte le cheerleaders, lo sponsor e i cestisti,
il logo ed anche il nome per un luogo eccezionale.
Ogni quaranta metri sistema un cartellone
e ci stampiglia in mezzo uno slogan perfetto:
“Parco dll stll, tu abbònati ed insisti,
che appena ho un paio d’euro, ti compro una vocale”.

Il sindaco festeggia quasi un anno a maggio,
ma non c’è ancora intesa sul catering finale.
Bersani esige un parco buffet di salatini,
i comunisti niente, e disertano l’incontro;
Di Pietro suggerisce manette di formaggio,
per i bignè è Veltroni, D’Alema vuol caviale.
Rimette infine tutti d’accordo Cevenini,
che intona in frac: “Sciampàgn, per brindare a uno scontro...”.

A giugno la mia sfera fa nebbia e si confonde,
sovrapponendo male mondiale e campionato.
Livorno arriva ai quarti e affronta la Germania,
il Chievo ha eliminato Capello ed i suoi lord,
Slovacchia ed Atalanta son quasi moribonde,
il Ghana fa la Champions, il Cile è scudettato,
il terzo e quarto posto se lo gioca il Catania,
il Bologna va in finale con la Corea del Nord.

A luglio ricomincia la sarabanda antica
di voci più insistenti sui nuovi proprietari.
Parrebbe che a un emiro che viene da Okinawa
gli ha detto suo cognato, che vive a Timbuctu,
che in meno di due giorni, e senza gran fatica,
arriva e compra tutto un texano di Bari.
Conosce invece un altro un ricchissimo chihuahua
che ha tre miliardi di euro, e vuole i rossoblu.

Ordunque sembra fatta, al volgere di agosto:
van via il papà e la figlia, va via Luciano Lucky.
Forse la spunta un tale che ha coccodrilli a Tampa,
o forse un albanese che ha pozzi giù a Durazzo.
Magari vince invece un nobile del posto,
oppure un avvocato che viene dal Kentucky.
Il trenta Menarini va in conferenza stampa:
“Ci siamo sempre noi, e voi non siete un cazzo”.

Così settembre arriva, e a quella delusione
il Forumrossoblu dà segni di squilibrio.
Darioz frusta i muli, Bente si sbattezza,
Pepe si converte, Piero fa il balilla,
Gollum alza il pugno per la rivoluzione,
Padano addita Bossi al pubblico ludibrio,
Fricco canta Nek, Lucio Caparezza,
Molla si è rinchiuso nello studio di Magilla.

A ottobre è ancora peggio, il forum è impazzito.
Il duca inneggia a Prodi, e Jacques a Saladino,
Deep Purple la fa lunga, Nessuno sintetizza,
da Ivrea Fabrizio annuncia: mi faccio cardinale.
I fatti han risonanza, e a sfruculiare il sito
s’intrufola in segreto un prode scribacchino,
che titola furente, al colmo della stizza:
“Fermate quello sconcio, è il diapason del male”.

Comincia poi a novembre, su seggiole e gradoni
di curva e dei distinti, a piovere a dirotto.
“Altro che nuovo stadio, copriteci il Dall’Ara”
domandan gli striscioni, scandiscono le ugole.
Francesca si è distratta, ed ha capito Tony,
così a quel bel cantante regala un bel cappotto.
“Tenetevi il diluvio, che è cosa grande e rara,
in fondo io son romantica, amica delle nuvole”.

In men che non si dica, dicembre è già alle strette,
è tempo di preghiere per l’anno che verrà.
Che Portanova spazzi dall’area del mio cuore
le palle più insidiose della malinconia;
Viviano tolga in fretta dall’angolo del sette
la ragnatela insulsa della stupidità.
Mi faccia il centrocampo la diga a ogni dolore,
Di Vaio insacchi un po’ di gioia breve: e così sia.


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