Menu
Ufficiale: esonerato Donadoni.

Ufficiale: esonerato Donadoni.

Il comunicato della socie...

Ufficiale: Dijks al Bologna.

Ufficiale: Dijks al Bologna.

Oggi il Bologna ha uffici...

Presentazione di Udinese-Bologna (38^g 17-18)

Presentazione di Udinese-Bologna (3…

Ultima giornata di campio...

Presentazione di Bologna-Chievo (37^g 17-18)

Presentazione di Bologna-Chievo (37…

Ultima gara casalinga per...

Presentazione di Juventus-Bologna (36^g 17-18)

Presentazione di Juventus-Bologna (…

C'è la Juventus sul cammi...

Presentazione di Bologna-Milan (35^g 17-18)

Presentazione di Bologna-Milan (35^…

Si torna al Dall'Ara per ...

Presentazione di Cagliari-Bologna (34^g 17-18)

Presentazione di Cagliari-Bologna (…

Bologna di scena a Caglia...

Presentazione di Sampdoria-Bologna (33^g 17-18)

Presentazione di Sampdoria-Bologna …

Si torna in campo domani ...

Presentazione di Bologna-Verona (32^g 17-18)

Presentazione di Bologna-Verona (32…

Vincere per cancellare l'...

Presentazione di Crotone-Bologna (31^g 17-18)

Presentazione di Crotone-Bologna (3…

Il Bologna, dopo il pareg...

Prev Next

Se fai l'amore come cammini.

  • Scritto da Nessuno
Valutazione attuale:  / 0
ScarsoOttimo 

"Sei caffè", il bel romanzo di un ultras del Bologna.

Oggi vorrei parlare di un bel libro giallo (anche se forse è riduttivo chiamarlo solo così). Si intitola "Sei caffè", lo ha scritto Paolo Alberti, scrittore bolognese, per i tipi di Eumeswil, piccola e combattiva casa editrice a caccia di talenti.

La collana si chiama I libri di Belasco ed è diretta da Gianluca Morozzi, a sua volta giallista di fama oltre che straordinario cantore delle epopee calcistiche rossoblu (un titolo su tutti: "Le avventure di zio Savoldi", alla cui stesura lo stesso Alberti ha collaborato). Cosa c'entra tutto questo con Federossoblu? vi chiederete voi. C'entra, rispondo io, perchè Alberti è anche tifosissimo del Bologna, ultras impenitente, e fondatore di un gruppo della curva, le Molle Cariche.

Dirò subito che, per leggere il libro di Alberti, ho dovuto rimuovere due pregiudizi. Il primo è appunto sui libri gialli, che mi hanno sinceramente stancato. Ormai è stato detto tutto, scritto tutto, raccontato tutto: chi uccide, come, con quanti centimetri di coltello o etti di piombo in entrata, con quanti litri di sangue in uscita, con quali e quanti moventi alla periferia o al centro di ogni delitto. Stessa cosa anche per i protagonisti chiamati a svelare l'intrigo, più o meno tutti uguali e più o meno tutti poco verosimili: commissari, investigatori, giudici, avvocati, piccoli o grandi filosofi del nulla con lo slang da gelida metropoli nordica o da torrido strapaese siciliano, l'aplomb perplesso e lo sguardo incantato nella nebbia o sul mare, sempre incredibilmente agili e volanti al di sopra dell'errore, dell'improvvisazione, dell'impunita cialtroneria tipiche di qualunque giustizia, di qualunque indagine, di qualunque Italia.

Il secondo pregiudizio, è sugli scrittori italiani della mia generazione. Normalmente non ce la faccio, non li reggo proprio. Vanitosi, saputelli, intenti ad affettare ansia, sofferenza, nostalgia, a portare al guinzaglio per le vie del villaggio letterario l'estetica della loro malinconia pomposa, la circumnavigazione entusiasta del loro ombelico. Baricchi, barocchi, tutti sbronzi di vocabolario e di introspezione, salvo andare molto più per letti che per psiche.

Ecco perché, rimossi i miei pregiudizi, schiodato dall'anima il mio facile adagio di sempre "non l'ho letto e non mi piace", il libro di Alberti mi ha intrigato subito, al primo assaggio, e non l'ho mollato più.

Secco, asciutto, duro e direi quasi crudele, l'autore non concede nulla all'accademia o al fronzolo lessicale, e va dritto al punto. Ben delineati sono i dialoghi, aspri e gergali, sempre in bilico tra una disarmata ironia e una sorvegliata disperazione. E credibili e ben riusciti sono i personaggi, una compagnia di amici d'infanzia cresciuti nel quartiere periferico di una città "che non si decide mai a diventare metropoli, ma non riesce più ad essere cordiale come un grande paese" (Bologna? Sì, direi Bologna).

C'è Ugo Menarini detto Magilla, l'io narrante del romanzo: cinico squinternato pronto a quasi tutto, depresso intermittente, oggi agente di spettacolo per qualche artista di terza fila, compresi un paio di suoi amici coprotagonisti della storia; c'è Fossa, aspirante scrittore, che lavora appunto per la scuderia di Magilla e finalmente ha bucato la barriera della sua frustrazione con un romanzo che promette buon successo, oltre che la sua trasposizione in un film americano; c'è Kiasso, esilarante guardiano di un hotel quasi metafisico in cui non c'è mai nessuno, e il cui turpiloquio assiduo, martellante, irriguardoso, è la perfetta didascalia dell'insensatezza della vita; c'è Guido, tenero fallito di talento, inarrivabile performer seduto ad un pianoforte, ma goffo e improbabile pasticcione davanti a una macchinetta del caffè; e c'è il Conte, nerboruto e violento culturista poco incline alle sottigliezze dei rapporti interpersonali.

Poi ci sono loro, le donne: Manu, Anna, Antonietta, Barbara, che in quel contesto di solidarietà così schiettamente maschile, di amicizia granitica di ex bambini graffiati dal destino, stentano a ritagliarsi un ruolo davvero rilevante all'interno del gruppo. Alternativamente amiche fraterne, fedifraghe arriviste, bamboline sceme che squittiscono ovvietà, faresti fatica a vederle davvero degne di un amore, di un'estasi, di un approdo definitivo e pacificato dei propri sentimenti.

Tutti, maschi e femmine, animali di provincia rabbiosi e irrisolti, a metà strada tra la goliardia e la tragedia, tra i "Guerrieri della Notte" di Walter Hill e "Tutti defunti tranne i morti" di Pupi Avati.

In mezzo a questo guazzabuglio di cuori e di risplendenti infelicità, a un certo punto arriva lui, il Maniaco. All'inizio sembra solo un cinno scemo, un patetico telefonista notturno che non ha ancora girato il paginone mensile del calendario di Max, e dunque cerca altrove pretesti per eccitarsi. Poi, però, con la sua vocetta stridula "da orco-bambino", comincia a spaventare sul serio ragazze e ragazzi della compagnia, con minacce maligne, accuse strane, persino aggressioni fisiche e danneggiamenti alle cose nel buio di un locale notturno. Sembra conoscere tutto di tutti, e sembra incombere sulle vite di ciascuno come un moderno demone metropolitano.

Finché. Finché prima una, poi una seconda ragazza scompaiono misteriosamente. E proprio una ragazza, inframmezzando ogni capitolo, fin dall'inizio della storia ci parla in prima persona da un posto buio e lercio, un nascondiglio in cui qualcun altro (il Maniaco?) forse la tiene prigioniera. Di lì, la corsa contro il tempo di tutti gli altri per salvarla.

Di contorno, altri personaggi picareschi e difficilmente dimenticabili, che in vario modo e in diversa forma cercheranno di aiutare i nostri eroi a dipanare la matassa e a sottrarsi alla mattanza dell'uomo nero: carabinieri che fumano spinelli durante un interrogatorio, ballerine moldave con la frusta e gli stivali rosa, semiputtane con la laurea in farmacia, presentatori televisivi dal volto disabitato, boss malavitosi i cui guardaspalle hanno soprannomi che vorrebbero incutere timore, ma fanno tanto nemici dell'Uomo Ragno.

La soluzione dell'enigma, che ovviamente non racconteremo, ma che l'autore è stato bravissimo a nascondere e allo stesso tempo a tenerci lì sotto il naso per tutto il tempo, sarà spiazzante e magistrale, e verrà svelata d'un fiato in un finale strepitoso, da scrittore di razza.

La sensazione, alla fine di una lettura che sarà per tutti prevedibilmente frenetica e ininterrotta, è che, in termini cinematografici, Alberti sia stato l'eccellente direttore della fotografia di se stesso. La storia rende benissimo un'atmosfera polverosa, catacombale, "grigia come il culo di un topo". Non c'è cielo e non c'è sole, nel romanzo di Alberti, ma solo un incessante muoversi da un sotterraneo a un altro, da un baretto gestito da un tizio che dice una parola al mese a una laida discoteca grunge, da uno studio di registrazione al salotto televisivo dove sfilano pallide figure decadenti da basso impero, dalla carrozzeria di un capomafia al lastrico di cemento vicino alla serranda di un garage, dove inventarsi un'ultima e patetica partita di calcio in cui far vincere il più prepotente.

Persino lo stadio, in cui anche il Bologna fa una breve comparsata di sguincio, come Hitchcock nei suoi film, per una volta sembra un posto stanco, scuro, inutile come uno zero a zero di un sabato pomeriggio in serie B.

I prati e l'aria aperta restano, dunque, nella memoria dei personaggi, solo ricordi lontani di una serenità che non c'è più (e che forse non c'è mai stata). O al più, ancora il tentativo di costruire un amore faticoso fatto di passeggiate e soste sulle panchine, che però arriva fuori tempo massimo, un attimo prima della fine di tutto.

Non so se sarà lo stesso per voi. A me è capitato di arrivare in fondo al romanzo entusiasta del suo stile, sconvolto dal suo epilogo, e quindi in certo qual modo affamato e bisognoso di colore, di affetto, di un cielo finalmente rosso, e magari rossoblu. Sarà per questo che, guardando fuori dal finestrino del treno in cui avevo appena finito di leggere l'ultima pagina del libro, ho intravisto una bellissima ragazza, a cui avrei improvvisamente voluto cantare il verso idiota di una canzone idiota, anche lei in qualche modo evocata dalla trama del romanzo. Se fai l'amore come cammini, cammina con me. Il resto, purtroppo, non me lo sono ricordato più. E forse non se lo ricordava nemmeno lei.


Nessuno

Non hai i privilegi per visualizzare o postare commenti.

Loghi e marchi nel sito sono dei rispettivi proprietari. Se ritenete che sia stato violato il Vs. Copyright, segnalatelo e, effettuate le necessarie verifiche, si provvedera' alla rimozione del materiale. Il Federossoblu non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza una periodicita' prestabilita. Non puo' pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 07.03.2001.

Utilizzando il nostro sito, acconsentite all'utilizzo di Cookies.

Privacy Policy