An error occured during parsing XML data. Please try again.
Valutazione attuale: / 13
ScarsoOttimo 

Articoli - Colpo di tacco

Meglio quintultimi che sesti.


E' facile parlare col senno di poi, ma, ve lo giuro, anch'io, come a Pioli, avevo sensazioni positive sulla partita con l'Inter. Pensavo al loro centrocampo e mi chiedevo quale interdittore avessero per fermare i nostri due trequartisti (Thiago Motta non c'è più, eh...eh!). Pensavo al nostro e mi sentivo fiducioso verso Mudy e Perez per spezzare le trame di Sneijder e Cambiasso. Poi sono gli episodi che determinano spesso le partite, quindi ringraziamo Gillet, la difesa dell'Inter e Ranieri che crede ancora in un calcio dove ci sono le grandi e le piccole, e le cose vanno come devono andare.

Ma sono finiti i tempi dove alla prima di campionato l'Inter vinceva 5-0 o 6-0 contro la neopromossa. Ne sa qualcosa il Milan che qualche anno fa, al pronti-via in casa, prese due "pere" dal Bologna, che sono ancora là che se lo ricordano. Si vede che Ranieri è ancorato ad un calcio antico: mette un improvvisato tridente per far polpette del Bologna (che tanto è una piccola) e scordare al più presto il Novara; butta nella mischia Faraoni (perché un giovane è giusto che si faccia le ossa in una partita facile con una piccola); mette Zanetti in copertura centrale (che tanto è esperto, cosa ci vorrà mai a rincorrere per novanta minuti Diamanti e Ramirez). Tutto sbagliato.

0 a 3 e rimangono tutti sconvolti. In tv non sanno più cosa commentare. A "Direttastadio" suonano campane a morto, su Sky lo zio Bergomi non sa più a che santo votarsi (dando un calcio alla sua intelligenza quando, commentando uno sputo di Castaignos verso Raggi, lo grazia dicendo che, comunque, era lontano e non poteva colpirlo. Allora perché Castaignos non manda a quel paese l'arbitro, da lontano, a vedere cosa succede?).
I bolognesi godono e a questa goduria annuale non ci abbiamo ancora fatto l'abitudine. Anche l'anno scorso fu così con la Juve, una bella storica vittoria fuori casa, tutti contenti e il giorno dopo tutti sereni nell'aspettare una nuova sconfitta. Perché, ammettiamolo, il tifoso bolognese è un po' catastrofista, spesso vede il bicchiere mezzo vuoto e si aspetta sempre il peggio da dietro l'angolo. E' l'abitudine. Siamo troppo abituati a fare la parte degli sparring partner, di quelli che arrancano e si salvano all'ultimo. Sempre con l'acqua alla gola.

A Milano no. Nella conferenza pre partita di Ranieri nessun giornalista chiede quali saranno le mosse per contrastare il Bologna. Parlano di infortunati, Marsiglia e Forlan. Come se il Bologna fosse già sconfitto in partenza.
Sasà è un tifoso interista, siciliano e sfegatato. Si guarda le partite su Premium, le commenta in video e le mette su "You Tube". Lui, come tutti i tifosi interisti, è abituato a vincere, o perlomeno a fare campionati ben al di sopra degli standard rossoblu. Il suo pensiero è sempre al vertice, mai alla salvezza, casomai alle coppe. Non è abituato alle sconfitte in casa come noi, alle vittorie (prestigiose) in trasferta. Ma se io devo "ridurmi" come lui preferisco essere quintultimo che sesto.

Se guardate il suo video con la cronaca dello 0-3 ne viene fuori che, all'inizio, è tutto un quadro alquanto obiettivo della situazione (anche lui sentendo strani presagi, però). Poi man mano che passano i minuti, e il Bologna segna, è tutto uno sfogo su tutta l'Inter, rea di essere una "nullità", un cancro da eliminare all'istante. Proferisce peste e corna, sperando i peggiori mali a chiunque, sputando su tutto e su tutti.
Ce l'ha anche con il miliardario Moratti, che non più tardi di due anni fa gli ha fatto provare le gioie immense della vittoria di tutto ciò che c'era da vincere. A Milano, come in casa di Sasà, è tutto un coro di sconcerti.
I tifosi inneggiano a Mourinho, lo sconforto è all'apoteosi.

Noi sarà che stiamo con i piedi per terra tutti i giorni, criticando sempre qualcuno e prendendocela sempre contro qualcosa. Sarà che loro si credono sempre chissà che, intoccabili e inafferrabili. Ecco, guardo Sasà e se prima ero quasi stufo di far parte di un "mondo Bologna" sempre sul filo del rasoio dell'oblio, ora provo quasi piacere ad essere quintultimo.
Perché questa vittoria dev'essere una lezione: solo partendo dal basso si possono capire le gioe di stare in alto. Se sei sempre in alto non capirai mai cosa vuol dire stare in basso.


Marco Ferlini


Il video di Sasà è visibile cliccando qui.