SONO NATO NEL 1960
Grazie "zio" Giacomo, mi mancherai!
Sono nato nel 1960, a dicembre. Lo scudetto del '64 non me lo ricordo se non nei racconti di mio padre. Anche lui tifoso del Bologna, riservato nel trasmettermi questa fede, ma attento a corredarla di quelle informazioni e aneddoti che ogni anziano della tribù deve trasmettere ai giovani desiderosi di iniziare il loro personale sentiero.
Notizie come quella di Dall'Ara il presidente che certo, era morto in lega per infarto, ma aveva iniziato a non sentirsi bene a Solaro, un paesino vicino a Milano dove si era recato per vedere dei cani lupo in mattinata, e molte altre ancora, mi hanno accompagnato per tutti questi anni come il profumo della colla cocoina o delle pagine di Topolino. Indelebili e importanti.
In qualche modo questo rapporto con mio padre sul Bologna è stato il magico anello che ci ha uniti e che abbiamo usato per parlare una nostra lingua del cuore.
Lui mezzo emiliano per padre, ma cresciuto in Ciociaria, sfollato durante la guerra e da sempre costretto ad una concretezza che solo chi ha provato la fame vera ha, era cresciuto con la consuetudine che di sentimenti e di emozioni non si parla più di tanto, forse mai.
Una riservatezza che sfiorava la durezza, ma a ben vedere un'armatura imposta dal tempo, dalla storia di quegli anni e che copriva in verità un uomo di forte emotività e attenzione per chi incontrava.
Ecco che con il Bologna si era ritagliato una zona del cuore dove poteva essere un po' sentimentale e condividerla con me è stato un regalo che, adesso che non c'è più, mi piace pensare ci siamo fatti a vicenda.
Quando ho iniziato e seguire il Bologna man mano che crescevo e diventavo così naturalmente tifoso, Bulgarelli era uno dei superstiti di quella squadra che anno dopo anno ne perdeva i suoi protagonisti.
Lui era lì. Haller giocava con la maglia della Juve, Fogli era al Milan, Furlanis a Bari, Nielsen alla Samp, Pascutti che smetteva e così via, ma lui c'era.
Il simbolo e la bandiera, naturale senza retorica. Il Bologna lentamente scivolava verso il centro classifica, i sostituti di quei campioni non erano all'altezza di competere con gli altri squadroni, i ricchi di sempre. Ma lui era rimasto e per me che vivevo a Saronno attorniato da milanisti, interisti e juventini alle elementari era il mio campione. E quando mio padre, un sera a Milano Marittima, scovò in un negozietto tra le maglie bianco-rosso-nere-azzurre quella rossoblu del Bologna e me la portò in stanza, ricordo ancora adesso la corsa che feci per farla vedere ai miei fratelli milanisti e di come ci andai a dormire per mostrarla rientrato a casa nelle partite nei campetti e all'oratorio con tutto l'orgoglio possibile. Mia madre che mi cucì il numero 8 naturalmente e io che speravo non diventasse mai piccola. Volevo rimanere sempre di quella taglia.
Bulgarelli lo vidi giocare la prima volta a S. Siro, stagione '68-'69 contro il Milan. Un crampo allo stomaco e un sofferenza che adesso che vado per i 50 ancora sento ogni volta che vedo giocare dal vivo il Bologna. Fabbri in panchina e i tifosi che gridavano "Corea Corea" a lui e al nostro capitano. Negli anni del bianco e nero in tv, ricordo come adesso i colori; il verde smeraldo del campo, il rossoblu delle maglie, bellissime, Bulgarelli capitano con la fasciatura bianca che sporgeva dal calzettone appena sotto al ginocchio. Una sofferenza e il suo infortunio alla spalla lussata in uno scontro con Cudicini, il loro portiere. Lui che esce e il Bologna che sembra un gruppo di ragazzini che senza maestro si aggira tra i binari della stazione non capendo quale treno prendere per tornare a casa. Certo sostituito da Gennari e con Pasqualini numero 10 era dura contro il Milan che di lì a poco avrebbe vinto scudetto e Coppa Campioni. Finì 4 a 0, ma poco importa adesso. Avevo visto la mia squadra giocare.
Mio padre come regista discreto, dietro le quinte di questo mio amore mi supportava senza apparire.
Una mattina ero a casa perché influenzato, vidi mia madre entrare con una busta "espresso" indirizzata a me. La busta bianca come una nuvola in un cielo terso, potava in alto a sinistra lo stemma del BFC rossoblu con a fianco la scritta in blu Bologna F.C. e sotto in piccolo via Testoni 5 – telefono 223.554, intestata "Al Piccolo Roberto Borgatti via T.Grossi 6, 21047 Saronno Va"
Dietro, Mittente: Giacomo Bulgarelli via Malagutti Bologna.
Mio madre ancora credo ricordi la meraviglia, lo stupore e il mutismo di fronte a tanta cosa. Giacomo Bulgarelli scriveva a me. Roberto 9 anni di Saronno.
L'apertura con coltello e all'interno su carta intestata della società riportate tutte le vittorie e i recapiti compreso quello del telegrafo, in scrittura a penna stilo blu la lettera. La lettera che Giacomo Bulgarelli in persona mi scriveva chiamandomi "Caro Robertino" con gli auguri per la mia prima comunione, augurando ai miei fratelli lo scudetto al Milan e la salute per i miei cari. Allegata un foto di lui dedicata "con amicizia" insieme al distintivo sociale!
Ora, a distanza di 40 anni non ho ancora capito come fece mio padre, silente regista attento a contattare Bulgarelli, credo che semplicemente gli abbia scritto raccontando che esisteva in una cittadina a nord di Milano un bimbo, un cinno si direbbe a Bologna, che girava con la maglia numero 8 e leggeva Civolani inviato di Tuttosport, perché Stadio qui non arrivava, e sapeva ogni cosa di lui di Tazio Roversi e Beppe Savoldi e scriveva forza Bologna con il gesso sui muri fuori dalla scuola, oltre ad una miriade di sogni e speranze di poter ancora vedere la sua squadra e quel campione vincere lo scudetto. Capisco anche che era un altro calcio e probabilmente un altro mondo, ma pensare che quell'uomo avesse trovato il tempo di scrivermi una lettera e dedicarmi una foto mi dà la cifra di che uomo oltre che campione potesse essere.
Semplice e di cuore. Conservo ancora in un quadretto appeso in sala quella foto perché vada come vada, resta la fierezza di tifare per questa squadra così unica. E' sicuramente anche grazie a persone come Giacomo Bulgarelli che siamo così, gente di cuore, un po' sognatori e un po' eterni bambini pronti a esplodere di meraviglia come di fronte ad una lettera inattesa anche per due gol di Coda in precampionato sperando che possano essere un segno di una rinascita inevitabile….
Grazie "zio" Giacomo, mi mancherai!
Roberto Borgatti (collaboratore del Federossoblu)
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