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Bernacci, Marazzina, Volpi e Mudingayi. Quattro equivoci per un grande professionista che ha fatto di tutto per risolverli, per il bene del Bologna.

 
Gianmauro Bernacci
Agosto 2008. L'aitante ariete cesenate, di battesimo, oratorio, formazione culturale e sportiva cesenate, cresciuto nelle scuole e nelle palestre di Cesena e sullo schiumoso lungomare della Romagna, si presenta al primo allenamento con un curioso tatuaggio inneggiante il Cesena. O almeno così pare. Imbarazzo della piazza di Bologna. Prima che la patata diventi bollente, interviene il dermatologo Carlo Caliceti: "Non è un tatuaggio, ma una voglia". E il caso si sgonfia rapidamente, anche grazie alle convincenti prestazioni del bomber.

Artemio Marazzina
Autunno 2008. Al rientro dalla sfortunata trasferta di Cagliari, dove un eccellente Bologna è uscito immeritatamente sconfitto da una rappresentativa dei giovani dell'isola, i tifosi felsinei attendono amareggiati all'aeroporto Marconi i propri beniamini. Fraintendendo l'affetto di uno di loro, l’ingenuo Marazzina lo apostrofa con la dolcezza del padre di famiglia che ha sorpreso il figlio a fumarsi una sigaretta in camera ("Ma vai a letto, coglione!", ndr). Scoppia il caso, così interviene il linguista Caliceti: "Il calciatore è un tipo premuroso: ha notato la forte raucedine del caloroso supporter, invitandolo giustamente ad adottare una condotta di vita più riguardata, specie con questi primi freddi. Andate oltre il mero significato letterale delle parole. Marazzina è stato amorevole, altroché".

Fausto Volpi
Febbraio 2009. Alla godereccia e turbolenta cena di un sedicente Bologna club di montagna, interviene come di consuetudine un calciatore del Bologna, in questo caso l'incontenibile Volpi, maestro di barzellette, scherzi ai compagni e marachelle. Al quarto brindisi, scattano i giochi: la Gara di rutti, gli Scopaccioni da dietro - indovina chi è stato - e l'irresistibile sfida fra tavoli vicini che si insultano e si lanciano il pane.
Il generoso Volpi partecipa con trasporto a tutte le sfide, ma, ahinoi, viene frainteso da un ragazzo che non conosce le regole della Gara di offese. Scoppia il caso, questa volta particolarmente grave. Falliscono le diplomazie internazionali, interviene allora il politologo Caliceti, eccellente conoscitore delle dinamiche sociali più diffuse nonché consulente di Endemol per i maggiori giochi televisivi del momento. "Volpi è un buontempone, possibile che un gioco sia foriero di cattivi pensieri?". E il caso rientra.

Gabry Mudingayi
Primavera 2009. Dilaga in città l'allergia, complici i pollini delle graminacee e dei pioppi, e il gracilino Mudingayi cade presto vittima di questo antipatico fastidio. Salta un allenamento ma non demorde; stoico, per recuperare più in fretta, la sera stessa esce di casa raggiungendo un bar, dove ordina, come saggezza insegna, "qualcosa di caldo". Ma il barista, uno studente fuoricorso di dubbia moralità, gli somministra un pericolosissimo e alcolico poncho. Gabry non regge, vacilla e pungolato da un terzo ragazzo, reagisce. L'incidente approda presto agli organi di stampa; e scoppia il caso. Interviene il farmacista Caliceti: "Gabry, atleta attaccatissimo a Bologna, è sceso in strada perché aveva finito i farmaci per l'allergia. Ha chiesto, pallidissimo, una bevanda calda in un bar, e il resto lo sapete". E il caso si chiude.


JDM