Salvezza? No, Matrix.
"Pillola azzurra, fine della storia: domani ti sveglierai in camera tua, e crederai a quello che vorrai. Pillola rossa, resti nel paese delle meraviglie". E riprendi a far di conto.
C’è stato un giorno in cui il tifoso del Bologna ha ingoiato la pillola azzurra e si è risvegliato in un mondo adrenalinico e vibrante, un mondo dove la squadra imponeva il suo gioco, lottava su ogni pallone, recuperava lo svantaggio e correva fino al 95'.
Il mondo del calcio "giocato".
Un mondo dove la squadra era capace di vincere negli ultimi minuti, quando i suoi tifosi erano abituati a boccheggiare dalla fine del primo tempo, talvolta difendendo lo zero a uno.
Un mondo dove la squadra era tornata alla ribalta nazionale, come simbolo positivo.
Un mondo dove si affermava "i migliori proviamo a tenerceli. Oppure li vendiamo a peso d’oro".
Un mondo dove la squadra manifestava margini di miglioramento (rileggete lentamente questa frase oggi, "mar-gi-ni di mi-glio-ra-men-to").
Se ve li siete persi, o li avete dimenticati, dovevate vederli, in quei giorni, i tifosi rossoblu all’uscita dello stadio: sorridenti oltre il risultato, soddisfatti per lo spettacolo (sì, lo spettacolo, questo sconosciuto) e l’impegno visto in campo. "Hai visto? Chi entra è pronto. PRONTO. E poi sono giovani, corrono. CORRONO. E hanno fame. FAME. Hai guardato bene che sgroppata al 90'? Di solito ce le facevano gli altri!". E via, verso un’altra settimana di lavoro, trasmissioni a tinte rossoblu, rumors e code in tangenziale.
Perfino durante il dicembre nero – quello surreale e criminale della fuga di Porcedda – i tifosi rossoblu avevano sognato battendo il Chievo al fotofinish, umiliato il Cesena al bagno Manuzzi, giocato alla pari contro il Parma (memoria davvero corta per chi ha detto che la partita di domenica è stata uguale a quella dell’andata…).
Si dibatteva, in quei giorni, se Rubin non fosse meglio di Morleo; se con Ekdal e Della Rocca, Malesani avesse trovato la quadratura del cerchio di centrocampo; se il gioiello Ramirez fosse il partner giusto da affiancare a Di Vaio. Addirittura si affermava, senza timore di smentita, che i nostri rincalzi di difesa fossero di tutto rispetto.
Il Bologna giocava a pallone.
Il Bologna si faceva rispettare.
Il Bologna picchiava. Ed era difficile per tutti venire al Dall’Ara.
(Ma quanti secoli sono passati?)
"Faremo un sacrificio. Forse due. Ma ci stiamo divertendo e sicuramente faremo un mercato stimolante", era il commento più diffuso nei bar.
Poi la botta in testa. La pillola rossa. E lo scivolone nel passato. Quello che da tempo immemore è stato programmato intorno ai tifosi del Bologna, e impedisce loro di parlare di calcio giocato.
I conti, l’irpef, le spese folli (?) del mercato, il "modello Varese e Novara", i "Ramirez a 8 milioni lo porto io a piedi a Cagliari" (CA-GLIA-RI!), i "questa squadra è salva, grazie e arrivederci, ma prima vorrei provare Moras ala destra e Gimenez capo degli osservatori in Scandinavia", i "7/11 portati da Salvatori" (al quale sono stati evidentemente condonati gli altri 45/11 che hanno contributo ad affossare le attuali casse rossoblu, ma qui deve esserci un virus…) o "questa squadra che faccia 42, 46, 48 o 51 punti è lo stesso!".
Così i quotidiani, gli approfondimenti e i forum dei tifosi oggi traboccano per l’ennesima volta di tabelle economiche, prospetti per ridurre le spese di metà campo, piani finanziari per permettersi una seconda punta, richieste di incentivi al Comune per trovare un regista (ecosostenibile?) e drammatiche accensioni di mutui per sostituire Viviano. Che ormai non si valuta più per quello che da in campo, perché, per inciso, "a dieci milioni di euro ce lo porto io in treno, a Milano".
Con un velo di malinconia, se addormentandoci nel vagone di seconda classe dovessimo ricordare quel mondo così palpitante dove c’erano i cross dal fondo.
JDM
| < Prec. | Succ. > |
|---|


