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Vittoria sintetica.

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Belen-Ramirez 0 a 2.

Il Bologna di Guaraldi, Setti, Bagni, Longo, Zanzi ma soprattutto Salvatori, sale a Novara con l'obbligo morale di non perdere.
La tifoseria rossoblu, falcidiata dalle assurde norme sulla tessera, che prevedono deroghe che poi disattendono in mancanza di precedenti (?), si muove in pullman e tante auto private; queste, solo dopo aver consultato una cartina dell'Italia centrale – Toscana/Alto Lazio per localizzare il capoluogo piemontese, affacciatosi alla serie A dopo oltre 50 anni, con un carico di Meggiorini e Morimoto.
Il sempre puntuale approfondimento di Stadio spiega che una grossa responsabilità della situazione ce l'ha Ramirez, dannoso alla causa (Tiè).
Per arrivare a Novara si attraversano quasi tutti i fiumi che alle elementari si imparavano a memoria. Poi, a sorpresa, il parcheggio ospiti e un impianto sportivo che ricorda le scampagnate in C1, quando guardavi in faccia i 150 tifosi locali assiepati nei distinti, per un giorno leoni davanti al blasone del Bologna.

Il settore ospiti brulica di facce note, di nick name e tifosi con un cuore grande così, che dopo una serie di paghe fra l'imbarazzante e lo sconcio, decidono di darsi appuntamento lassù a Novara per commentare l'ultimo film di Belen.
Nel riscaldamento i giocatori del Bologna, di cui vediamo il taglio della barba e le fossette, ci applaudono. Guaraldi prende nota e informa un giornalista locale che per 500 euro due-tre ragazzi della balaustra li porterebbe in scooter a Novara, se ce ne fosse bisogno, per ravvivare un curva azzurra un po' silenziosa.
La novità di giornata, Belen a parte, è il campo sintetico, venduto insieme a un milione di moscerini. Tatticamente Pioli rilancia Acquafresca e sistema Loria fra sè e il quarto uomo come security. Rientra il bel Cherubin e davanti a un centrocampo di bussatori si piazza riccioli d'oro Diamanti.

Pronti via, il Real Novara stringe il Bologna alle corde. Al terzo angolo i distinti ci fanno strani gesti adducendo a piacevolissime pratiche amatorie della nostra città, quando è chiaro che a loro piacerebbe da morire divertirsi come noi. L'invidia è una brutta bestia.
Poi il sintetico comincia a rilasciare strani umori. I calzoncini di alcuni giocatori si tingono di scuro (liquerizia?), i bolognesi inneggiano ai Depeche Mode (voto: 10) e nella busseria che si scatena in campo ci rimettono 3 top player, nessuno di questi portato da Salvatori.
È il segno.
Entra Ramirez e in molti dimenticano Belen.
Li vedi proprio i tifosi rossoblu, quando el Nino accarezza il pallone. Volteggiano i cuoricini e gli occhi si fanno lucidi, altroché "f*** fredda" (Cit.).

Al quinto pallone toccato, proprio mentre un affabile telecronista – ci dicono da casa – ripete che il Bologna non ha ancora tirato in porta, Ramirez inventa una palombella dolcissima che, inseguita da 100.000 moscerini, va a limonare con l'incrocio. Sciuf, fa la rete, e Gaston prende il volo, fra i canti degli angeli.
Pochi istanti dopo arriva un fax da Liverpool, Guaraldi, confuso, pregusta una serata Bolognathon-Morandi-Beatles e manda un sms a Caliceti, chiedendo quanto costa affittare l'Hobby One. Magari solo un tavolo.
I 499 tifosi del Bologna si lanciano in una corsa liberatoria alla sudamericana, che tanto grazie alla tessera del tifoso tutti potranno poi ritrovare il posto assegnato.

Il secondo tempo ha un'aria nuova.
Nel settore ospiti non si parla più di ripianare il bilancio o plusvalenze ma nel vocabolario felsineo si affaccia una parola dimenticata, dal suono sensuale e quasi mistico: il contropiede.
Con una mano sulla pancia e una sul telefono, Ramirez cerca di mandare in porta tutti i suoi compagni. È perfino commovente quando libera Raggi con un aggraziato colpo di tacco. Ma sarà Portanova ad innescare – bello innescare – Acquafresca per il gol che chiude il match.
Finisce zero a due. Zero a due. Sono le 17 e splende il sole, Pioli – ci diranno – ha fatto le cose semplici: i terzini nelle caselle dei terzini, i centrocampisti nelle caselle dei centrocampisti e così via. Ramirez forse si è rotto le balle di aspettare qualcosa dall'alto e ha deciso di prendere in mano la sua vita, oltre che il Bologna e il pallone dai piedi di Mudingayi.
Senza caroselli, lasciamo il settore, augurandoci che siano presto completate le caselle mancanti, anche a livello di società. Quella dei tifosi no, quella è bella murata di gente – senza ma, mi, mo - e non avrà mai bisogno di essere riempita.


Nota finale.
Una curiosità sui pannelli informativi che intrattengono in autogrill. In particolare sull'ordine delle notizie che scorrono in sovraimpressione. In questo singolare ordine.
Roma, arrestati 23 blackbloc. Al vaglio i filmati.
Buon punto del Borgo a Buggiano a Lecco.
Israele. Trattative febbrili per scongiurare la crisi in Oriente.
Treviso a valanga contro l'Alessandria.


JDM