La trasferta di Roma.
Noi non siamo una telenovela, grazie Marco, Daniele, Andrea.
Aleandro, Gabriel, Rodrigo, Fernando, Juan, Miralem, Leandro, Eric. Eccetera eccetera.
Il Bologna scende a Roma per affrontare la nazionale delle telenovelas con la facciotta della casalinga che non ha nulla da perdere e può cambiare canale da un momento all'altro perchè non sono questi i programmi che fanno cultura.
Al seguito dei rossoblu un variopinto gruppo di supporters che raggiunge la capitale in piccoli gruppi dal venerdi.
Il gruppo dei cartoloni classe '71, che rievocano le zingarate del passato; i finti turisti; i finti lavoratori; i finti tesserati; i finti club.
A roma la tessera funziona così bene che l'accesso allo stadio è così (ve lo spiego perchè è giusto che si sappia anche per chi allo stadio non ci va e legge sulla Gazzetta che grazie alla tessera gil stadi sono pieni, la violenza è debellata, l'inquinamento è ridotto e il Paese è in ripresa).
I tesserati che si avvicinano all'ingresso ospiti vengono fatti entrare e messi in attesa subito dopo il tornello; i non tesserati rossoblu che hanno acquistato un biglietto di un qualsiasi altro settore vengono dirottati con i tesserati. A tutti viene cortesemente chiesto di aspettare di raggiungere il numero di 10 per essere accompagnati in un altro settore - e NON la gabbia degli ospiti, come da regolamento: i distinti Monte Mario, dove un biglietto costa 70 euro.
E' il premio tessera del tifoso.
Così a piccoli gruppi turistici i bolognesi si affacciano in Monte Mario, a due seggiolini dai tifosi romanisti, protetti da un robusto numero di universitari (pardon, all'inglese si dice stiuard) e soprattutto da un nastro bianco rosso solitamente utilizzato per circoscrivere la zona dove c'è stato un omicidio.
Poi arrivano i due pullman dei tifosi organizzati. C'è un fremito nel settorino quando dalle scale si sente gridare "Bologna" e la prima cosa che sbuca è l'icona di Marco di Vaio, vessillo felsineo per eccellenza.
Pochi secondi per "accomodarsi" e l'Olimpico capisce che aria tira. "Se ci fischiano, significa che ci sentono. Ricordatelo" - con un appello così, nessuno tornerà a casa con la voce.
I ragazzi in campo ci sentono, il resto dello stadio anche. Ci sono cose difficilmente spiegabili, se non le vivi. Questa è una. Eppure la comprendi bene se osservi un momento i volti dei presenti. 150, più o meno. Di cui una ventina di Roma, fra lo stupore generale delle forze dell'ordine che li hanno perquisiti (ed è buffo sentir gridare "li mortacci tua" a totti, dal ragazzo di fianco a te con la sciarpetta rossoblu).
Il Bologna in campo sbuffa, lotta, si arma e riparte. Proprio come quel fazzoletto rossoblu confinato in un angolo della cattedrale che grida, grida e grida ancora più forte.
Ci guardano, ci fischiano, significa che ci sentono.
Ma noi prendiamo coraggio, i rossoblu in campo pure, mentre Fernando, aleandro e rodrigo si incartano, balbettano, forse aspettano lo spot che dirà che sono più belli e più forti loro.
La sud è incredula, ma cosa vogliono questi, borbottano - una volta cantavano -, ammorbiditi da secoli di calcio in TV, bilanci, posticipi e appunto telenovele? A quanto firma De Rossi? Sì ma Totti è ingrassato, per te? E l'americano?
Poi il Bologna fa gol.
Subito un sms sul cell mi notifica un prelievo Unicredit. Cazzo, avevo dimenticato. E' fine mese, i ragazzi in giallorosso vanno pagati e il piccolo correntista ne fa le spese.
Non me ne frega, è troppo alto l'orgasmo di aver segnato in faccia a Eric, Brooke, Rodrigo e gli altri, che poi scoprirò più tardi che nelle radio locali ci sfottono perchè i nostri si chiamano Marco, Daniele, Andrea e, dicono, in A cosa ci stanno a fare (brucia eh?).
Poi pareggia la Roma, poi ci sono altri mille capovolgimenti di fronte, un attimo sembra che possano fare gol loro, un attimo dopo tocca a noi. Poi ancora a noi. Poi ancora a noi.
Finisce la partita dopo 15 minuti di recupero, che il sole è calato da un pezzo. I nostri in campo corrono a salutarci, gli altri si nascondono perchè sia mai non vincere contro degli sconosciuti.
In giro per Roma abbiamo un sorriso grande così. In treno, poi lunedi, martedi, abbiamo un sorriso grande così.
Grazie ragazzi, grazie Marco, Daniele e Andrea, che con quei nomi tanto normali non infiammerete il calcio di oggi, ma ci regalate ancora emozioni enormi e speciali. E fatevelo dire.
JDM
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