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Il derby dell'Appen-Niño.

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La tacco piano.

Si gioca al Dall'Ara in un martedì anonimo di febbraio l'anticipo del recupero del posticipo del turno infrasettimanale di nessuno sa più quale giornata del campionato SKY HD 2011-2012.
L'orario è stabilito sentiti il parroco di Terni – una settimana fa era San Valentino – i carnevali di Viareggio, Cento e Venezia, la vincitrice di Sanremo Emma e la famiglia reale danese.
I tifosi rossoblu sono avvisati con il servizio SMS, i fiorentini erano stati trattenuti all'Abetone da due settimane mentre l'arbitro, l'ottimo Giannoccaro, era già a Bologna dal primo febbraio, ospite con gli amici leccesi del B&B Salento 12.
È una partita dove l'X è ampiamente annunciato.

Il Bologna ha trionfato a Milano contro l'Inter, "ma se avesse pareggiato sarebbe stato un disastro" sentiamo ripetere da venerdi alle 23, che è come dire "Hai preso lo stipendio sto mese? Eh, se non l'avessi preso sarebbe stato un disastro", cioè ti genera un'ansia anche se non c'è il fatto. "Ma andiamo avanti" (Cit.).
La Fiorentina ha preso tre pere in casa e ha tutta l'aria di essere una lonza ferita, che mollerà o giocherà alla morte, anche perché sotto la Fiesole questo campionato non lo stanno prendendo benissimo.
Siamo sull'onda dell'entusiasmo, la squadra sta bene, ha fame ma… c'è aria di pareggio.
Misteri del calcio che a noi tifosi malati sfuggono, anche perché non sarebbe la prima volta che i biscotti confezionati dal BFC prevedono sconfitta fuori casa e pareggiaccio fra le mura amiche.
"Ma andiamo avanti" (Cit.).

Con queste avvisaglie comincia il sentitissimo derby dell'Appennino.
La Fiorentina indossa la divisa del Chievo per destabilizzarci e per ragioni di marketing, in prossimità del Cosmoprof, schiera la nazionale parrucchieri; il Bologna conferma l'antica livrea rossoblu che per il solo fatto di esistere in mezzo a un campo fa palpitare.
I primi minuti sono di studio. Medico però, nel senso che le squadre si bussano che è un piacere.
Alessandro Diamanti – quello che, sbalordito, alla prima conferenza stampa, al distratto giornalista che gli chiese "Ma tu lo sai che i rapporti fra le tifoserie di Bologna e Firenze sono complessi? Come farai?", rispose con un laconico "Infatti son di Pratho" – sbuffa, smarca, si attorciglia, lancia, dribbla e puntualmente viene picchiato.
Lo stesso trattamento più o meno riservato a Ramirez, che ricordiamocelo deve andare in una grande squadra.

Mentre convalido lo skipass Alino si contorce un quarto d'ora e segna. Per rispetto dei tifosi della Fiorentina, visto che Prato odia educatamente Firenze dall'XI secolo, il giocatore danza per tutto il campo, bacia tutti quelli che incontra e finisce la corsa fra le braccia di Gillet, che è più o meno a 90 metri.
Ma i parrucchieri non ci stanno. C'è un aria di biscotto talmente fragrante che Diamanti lancia Di Vaio il quale la mette in mezzo e… il tempo si ferma.
Un ragazzino indisponente che a tutta Bologna ha tolto il saluto, rigato l'auto e tagliuzzato la posta con le offerte della Comet nella buchetta sta saltellando allegro. Arrivano gli altri, lo abbracciano, lo baciano. Il capitano Di Vaio sussurra qualcosa di criptico, "Ma che cazzo di gol hai fatto?".
RadioRai, che il mio compagno di seggiovia accende puntuale, ci informa che potrebbe essere il gol più bello della stagione. Capito bene? Uno del Bologna. Parlano del Bologna.
Finisce il primo tempo e il mio cervello parte.

Una voce mi dice che la Juve, ripescando un cavillo di un regolamento andato smarrito con la Grande guerra, ci ha comprato Ramirez nell'intervallo, per schierarlo contro il Milan. In cambio, ha spiegato Guaraldi, ci verrà girato in prestito con l'obbligo di riscattarne la metà del peso, Zalayeta, che tanto bene si era integrato con Di Vaio.
I segnali c'erano tutti eh: bastava guardare come Perez abbraccia Gaston dopo il gol, il volto scuro di Caliceti di fianco al bimbo prodigio durante l'intervista a bordo campo, il fatto che un mio amico sia in Australia, il secondo posto di Arisa, come è scesa dalle scale Belen all'Ariston, guardacaso storico sponsor di casa Juve.
Una raffica gelata spazza via l'incubo, al suo posto una visione che voglio credere, oggi, sia più reale.
Gaston Ramirez è un giocatore del Bologna (questo sappiamo).

È del dicembre del 1990, è nato pochi mesi dopo Jugoslavia-Colombia giocata al Dall'Ara, per dire.
Mettiamo per ipotesi (…) che la società decida (…) di NON venderlo in giugno a, sempre per ipotesi, 15 milioni di euro (20?). Ma scelga di tenerlo un altro anno (ho detto uno, non dieci).
Un altro anno di Ramirez qui a Bologna, con i giornali, le TV, Youtube, perfino SKY piena di maglie rossoblu. Un altro anno con Ramirez che migliora e segna (certo: deve smetterla di essere irritante…). Quanto potrebbe valere dopo un'altra stagione?

Bene, noi siamo tifosi, certe cose non le capiamo.
Ma mi piacerebbe tanto, tanto, tantissimo leggere e vedere che i giornalisti di Bologna sposano questa crociata invece di ricordare ai dirigenti che va venduto, sai mai lo dimenticassero.
Tanto scriverlo costa uguale.
Fate una prova nei vostri fondi, sulle colonne dei vostri quotidiani, nei vostri punti: "Vendere Ramirez quest'estate sarebbe un errore ECONOMICO E SPORTIVO". Ripeto, tanto è uguale.
E magari avete anche ragione.


JDM