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LA CURA MIRACOLOSA.

  • Scritto da jacquesdemolay
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Il Bologna si rialza.

Intendiamoci. Il Bologna è una persona cara, uno di famiglia che si ama sempre e specialmente nei momenti difficili. Ma un conto è andare in ospedale per recarsi al capezzale di un malato, un altro è assistere a una guarigione completa (o a una nascita).

Lo stato d'animo e i pensieri sono diversi: nel primo caso l'idea che si stia percorrendo un tunnel che salvo miracoli avrà una sola conclusione è dura da accantonare, anche nelle giornate di sole, anche se sei con gli amici migliori e vedi molte persone che non si scoraggiano e decuplicano le forze. E la sera ti dici che questo momento buio passerà.

Gli anni di Guaraldi sono stati terribili: una lenta agonia e una sensazione di scoramento e malinconia che nemmeno nei "giri di walzer" della C1, onestamente, avevo provato.
Zanetti mi dava l'impressione di un antibiotico. Di un Aspirina. Di prestigio, certo, ma superato dalle nuove scoperte, un farmaco che al massimo – certo, non abbiamo la controprova, ma questo vale per qualsiasi scelta, no? – avrebbe garantito una lunga convalescenza del malato a casa ma niente di più.

Troppa la correlazione con la compagine che più di tutte aveva ammorbato il club; troppi i "no" quando il Bologna aveva davvero bisogno di una cura e il dottore più blasonato passava oltre, nonostante conoscesse bene il reparto (più un ospedale da campo), i colleghi e la cartella clinica macchiata di sugo del paziente.

Con l'avventuroso procedere del medico di Amnesty, Prof. Fusco, il malato aveva dato segni di ripresa e tantissimo era stato l'incoraggiamento dei suoi cari. Ma lo stop impartito dal re del Caffè, proprio mentre dai laboratori farmaceutici d'Oltre Oceano si intravedeva uno spiraglio di completa guarigione, a tanti era parso un balzo indietro, un aggrovigliarsi pleonastico alla vecchia scuola della Medicina. E poi quell'ombroso, freddo infermiere esperto di salassi… come fidarsi di chi ti appoggia ancora la sanguisuga nel 2014?

Io credo che il Bologna uscirà da quel letto e tornerà a correre insieme agli altri. Disinfettato, ripulito, rinfrancato, irrobustito e ancora più orgoglioso di se stesso (che è già una vittoria enorme, se pensate come stava). In una parola, guarito.


JDM

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