Vincenti e Piazzati della 36^ giornata
Angeli e Demoni.
Che differenza fra Torino e Lecce. In campo, sugli spalti. A Torino per mezz'ora buona i granata sembrano il Real Madrid degli anni '60, con i nostri perfino piccoli piccoli fisicamente, asserragliati in un fazzoletto, che aspettano solo il colpo di grazia: "Da dove segneranno? Da destra? Con un cross da sinistra? Con un bel tiro da fuori area? No, se devo morire, morirò con un eurogol".
Eppure fra noi tifosi non vola un insulto, non sale un grido che non sia un disperato, urlato incitamento. Mille e cinquecento Angeli cantano, e più il Torino attacca e la barca sbanda nella tempesta, più sale alto il grido. "Siamo qui, guardateci". E succede il miracolo, ovvero che qualcuno ci sente e ci guarda davvero, prende coraggio, alza la testa.
Poi c'è Bologna-Lecce, la settecentesima "partita della vita" consecutiva, quella che ha visto numerose farmacie di Bologna esaurire i medicinali per l'ansia e la pressione il sabato pomeriggio.
Al 1° minuto Terzi raggiunge il primato del 200mo appoggio sbagliato in serie A; la curva canta, eppure intorno a me partono i primi, feroci insulti. Mi giro di sfuggita, no, quel tizio non mi pare di averlo visto, a Torino.
Un giro di lancetta, il pallone viaggia alla velocità di un sonnecchiante gatto da appartamento e un nuovo rosario di offese ai nostri giocatori mi distrae. Mi volto, guardo meglio, no, quelli a Torino non c'erano.
Decimo minuto del primo tempo. Prime offese a Osvaldo, brutte malattie augurate a Mutarelli, Zenoni, Valiani. Roba da meeting di luminari della medicina. Roba che qualcuno covava dentro. Smetto di cantare e mi volto scuro in volto. Sai che quelli lì a pensarci bene non li avevo visti nemmeno in casa, ultimamente?
Riprendo a cantare. La curva va a una velocità, la squadra no. La squadra è ferma; ma lo so, è questa da inizio anno (ma ora si gioca, c'è tutto giugno per i bilanci e i processi).
La curva invece è un'onda impetuosa, che monta e travolge gli animi. Compare perfino un tamburo, roba di un'altra era.
Mezz'ora del primo tempo: il Lecce cresce, il Bologna sbanda. Una tizia dietro di me grida col piglio dell'esperta: "Papadopulo!!! Cambia, metti su gli altri (?)". Poi si guarda intorno, alla ricerca di autorevoli conferme. Metti su gli altri CHI?
Gol del Lecce, pareggio del Bologna. Lo stadio esplode, di rabbia più che di gioia. Di Vaio calcia il pallone lontano, sembra dire "Ora prendete gol anche da qui".
Mi volto e intimo alla tipa di smetterla. Di smetterla perché che i nostri facciano schifo è un dato acquisito, il patto è di sostenerli finché vediamo che ci provano, e perché non si insultano finchè indossano la maglia del Bologna, la NOSTRA maglia.
Ma la tizia gracchiante no; lei è entrata in una macelleria che ha solo dei polli bolliti e si ostina a voler ordinare del caviale, nonostante il salumiere le stia spiegando, malinconicamente, che il caviale non c'è. E come lei, in tanti; purtroppo.
Secondo tempo.
Un minuto alla fine del secondo tempo. Ma come? E la proverbiale ripresa?
Comincio a pensare alla B, al sabato allo stadio. Mi consola rivedere la curva sempre al suo posto, metto a fuoco certe facce laggiù. La marea di Freak, Forever e Vecchia Guardia; il cuore antico che ruggisce dei Mods; gli spumeggianti Controtendenza. Curioso, cantano gli stessi che a Torino hanno perso la voce.
Dietro di me, continuano a chiedere dei cambi, anche quando il mister ne ha già effettuati tre. Almeno le regole, dai! Con tante gelaterie aperte, questi oggi sono venuti a rovinarmi il pomeriggio.
"Perché non mette su Bombardini?" Grida un tizio paonazzo. Mi rassegno. Questi sono Demoni.
A casa mi immergo in un elmo pieno di ghiaccio. Il Rosso della mia curva è sulla mia faccia.
Nel frattempo Volpi, quello dell'omonimo caso, dimenticavo, ha segnato. Non ho più emozioni, non ho più voce; so solo che andrò per l'ennesima volta a Verona a giocarmi qualcosa della mia salute mentale. Andrò a Verona per rappresentare come tanti altri la mia città, la mia cultura, la mia gente, la mia storia, fiero ed orgoglioso sempre dei miei colori, che sono i più belli del mondo. Augurandomi che i giocatori se ne accorgano, anche se per alcuni di loro Bologna è solo un generoso datore di lavoro. Ma sognando che qualcuno fra gli pseudo tifosi visti ieri allo stadio resti a Bologna, in gelateria magari: perché se i giocatori passeranno, di questi tifosi continuerò a vergognarmi, perché appartengono alla mia "specie" e rappresentano, purtroppo, quello che di Bologna non amo.
JDM
Eppure fra noi tifosi non vola un insulto, non sale un grido che non sia un disperato, urlato incitamento. Mille e cinquecento Angeli cantano, e più il Torino attacca e la barca sbanda nella tempesta, più sale alto il grido. "Siamo qui, guardateci". E succede il miracolo, ovvero che qualcuno ci sente e ci guarda davvero, prende coraggio, alza la testa.
Poi c'è Bologna-Lecce, la settecentesima "partita della vita" consecutiva, quella che ha visto numerose farmacie di Bologna esaurire i medicinali per l'ansia e la pressione il sabato pomeriggio.
Al 1° minuto Terzi raggiunge il primato del 200mo appoggio sbagliato in serie A; la curva canta, eppure intorno a me partono i primi, feroci insulti. Mi giro di sfuggita, no, quel tizio non mi pare di averlo visto, a Torino.
Un giro di lancetta, il pallone viaggia alla velocità di un sonnecchiante gatto da appartamento e un nuovo rosario di offese ai nostri giocatori mi distrae. Mi volto, guardo meglio, no, quelli a Torino non c'erano.
Decimo minuto del primo tempo. Prime offese a Osvaldo, brutte malattie augurate a Mutarelli, Zenoni, Valiani. Roba da meeting di luminari della medicina. Roba che qualcuno covava dentro. Smetto di cantare e mi volto scuro in volto. Sai che quelli lì a pensarci bene non li avevo visti nemmeno in casa, ultimamente?
Riprendo a cantare. La curva va a una velocità, la squadra no. La squadra è ferma; ma lo so, è questa da inizio anno (ma ora si gioca, c'è tutto giugno per i bilanci e i processi).
La curva invece è un'onda impetuosa, che monta e travolge gli animi. Compare perfino un tamburo, roba di un'altra era.
Mezz'ora del primo tempo: il Lecce cresce, il Bologna sbanda. Una tizia dietro di me grida col piglio dell'esperta: "Papadopulo!!! Cambia, metti su gli altri (?)". Poi si guarda intorno, alla ricerca di autorevoli conferme. Metti su gli altri CHI?
Gol del Lecce, pareggio del Bologna. Lo stadio esplode, di rabbia più che di gioia. Di Vaio calcia il pallone lontano, sembra dire "Ora prendete gol anche da qui".
Mi volto e intimo alla tipa di smetterla. Di smetterla perché che i nostri facciano schifo è un dato acquisito, il patto è di sostenerli finché vediamo che ci provano, e perché non si insultano finchè indossano la maglia del Bologna, la NOSTRA maglia.
Ma la tizia gracchiante no; lei è entrata in una macelleria che ha solo dei polli bolliti e si ostina a voler ordinare del caviale, nonostante il salumiere le stia spiegando, malinconicamente, che il caviale non c'è. E come lei, in tanti; purtroppo.
Secondo tempo.
Un minuto alla fine del secondo tempo. Ma come? E la proverbiale ripresa?
Comincio a pensare alla B, al sabato allo stadio. Mi consola rivedere la curva sempre al suo posto, metto a fuoco certe facce laggiù. La marea di Freak, Forever e Vecchia Guardia; il cuore antico che ruggisce dei Mods; gli spumeggianti Controtendenza. Curioso, cantano gli stessi che a Torino hanno perso la voce.
Dietro di me, continuano a chiedere dei cambi, anche quando il mister ne ha già effettuati tre. Almeno le regole, dai! Con tante gelaterie aperte, questi oggi sono venuti a rovinarmi il pomeriggio.
"Perché non mette su Bombardini?" Grida un tizio paonazzo. Mi rassegno. Questi sono Demoni.
A casa mi immergo in un elmo pieno di ghiaccio. Il Rosso della mia curva è sulla mia faccia.
Nel frattempo Volpi, quello dell'omonimo caso, dimenticavo, ha segnato. Non ho più emozioni, non ho più voce; so solo che andrò per l'ennesima volta a Verona a giocarmi qualcosa della mia salute mentale. Andrò a Verona per rappresentare come tanti altri la mia città, la mia cultura, la mia gente, la mia storia, fiero ed orgoglioso sempre dei miei colori, che sono i più belli del mondo. Augurandomi che i giocatori se ne accorgano, anche se per alcuni di loro Bologna è solo un generoso datore di lavoro. Ma sognando che qualcuno fra gli pseudo tifosi visti ieri allo stadio resti a Bologna, in gelateria magari: perché se i giocatori passeranno, di questi tifosi continuerò a vergognarmi, perché appartengono alla mia "specie" e rappresentano, purtroppo, quello che di Bologna non amo.
JDM
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