Dallo scudetto ad Auschwitz
Un libro fondamentale per chi ama i colori rossoblu e quindi la loro storia, e quindi tutte quelle persone che a titolo diverso ne hanno fatto parte. Un libro fondamentale anche per chi ama il calcio e capisce che non è solo un gioco, ma parte intrecciata della nostra vita e storia sociale.
Un grazie va anche a Matteo Marani che compie un viaggio a ritroso difficile, per ricostruire la storia e la tragica fine di un uomo e della sua famiglia che oltre ad essere precursore e innovatore del calcio italiano, sembrava scomparso da ogni memoria per trovar posto solo in un elenco tra le vittime dell'olocausto nazifascista dell'ultima guerra.
Arpad Weisz, allenatore molto bravo tanto da vincere scudetti in Italia con Inter e Bologna, aveva un difetto in quell'Italia del ventennio fascista, era ebreo.
Si ripercorre così la sua carriera, i suoi successi, la sua capacità di scoprire talenti ancora oggi ricordati (uno su tutti Peppino Meazza, quello che da il nome allo stadio di S.Siro…).
Quindi l'incalzare delle leggi razziali che lo costrinsero alla fuga per finire braccato e quindi deportato nel campo di sterminio di Auschwitz dove troverà la sua illogica fine.
Ne esce uno scenario documentato e agghiacciante per le esistenze di milioni di persone, dove la storia di Weisz diventa simbolo di quella "banalità del male" che Anna Arendt ha saputo raccontare in un suo memorabile saggio.
Per molti in quel periodo c'era più ordine e i treni arrivavano in orario, ma il problema era la loro destinazione…
Dopo le sue ultime dichiarazioni, mi impegno a regalarlo ad Abbiati, portiere del Milan!
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