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Il Mister

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Manlio Cancogni, Fazi Editore, Roma 2000, pagg.142

 

In queste pagine ci è già capitato di affrontare come nella nostra letteratura ci sia un'oggettiva difficoltà a scrivere romanzi o narrativa in genere sul calcio. Ultimamente invece capita che trovano pubblicazione sempre più libri su protagonisti del pallone o presunti tali. Con la modalità degli "istant book" la casa editrice Limina ad esempio sta sfornando un nutrito numero di libri sulla vita e le "opere" di alcuni dei più celebrati interpreti. A volte, troviamo veri e propri "eurogol" editoriali, che in parte abbiamo già segnalato e che continueremo a fare al di là della maglia che vestano o hanno indossato i protagonisti. In altre invece la sostanza rasenta la celebrazione di personaggi che rischiano di sciogliersi come neve al sole nel giro di una o due stagioni.  Mi piace invece segnalare questo romanzo, che trovo in continuità con quella capacità di raccontare il calcio inteso come poesia e come zona del cuore.

E' infatti una storia ambientata nella Roma dei primi anni '30. Nel quartiere Valle, dove ha luogo un campionato cittadino, ricco di campanilismi e rivalità dalla lunghezza di qualche chilometro. Ma non per questo meno intensa o dolorosa di altre più note del calcio nostrano. E' la storia di due "outsider"; Ugo, un ragazzino con problemi di scuola e di casa con il suo tifo per il Malafronte e Zoran, l'allenatore-giocatore filosofo, slavo, enigmatico e affascinante. Capace di diventare la figura carismatica e un po' stramba che farà sognare il quartiere con le sue gesta. Ben presto le rivalità e le invidie di borgata faranno interessare alla vicenda quell'universo di personaggi, arricchiti industrialotti e capetti di sezioni fasciste, che con il calcio cercano l'affermazione delle loro insipide esistenze. Il finale "giallo" con l'enigmatica scomparsa di Zoran, danno al libro un alone surreale e misterioso. La figura di Zoran è ispirata, per ammissione dell'autore,  a quella di Zdenek Zeman, sicuramente un personaggio del nostro calcio. Capace di inventare squadre come balocchi per poi dimenticarsi a volte di assemblarne gli sgargianti pezzi. E come Zoran capace di far imbufalire con le sue uscite sibilline i "gerarchi" della dittatura Juve.