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  • Scritto da roberto
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Di Enrico Brizzi, Baldini Castaldi Dalai Editore, Milano 2008, pagg.518, euro 19.50.

Italia 1960 le Olimpiadi di Roma sono alle porte e Benito Mussolini è sul letto di morte. L’Italia non è uscita massacrata dalla II Guerra, ma anzi si è seduta al tavolo dei vincitori mantenendo, oltre al regime fascista, anche le sue ex colonie africane. Un’operazione di rivisitazione fantastica della storia non nuova nella letteratura, già vista nel visionario “La svastica sul sole” di Philippe Dick o nel più didascalico “Father Land” di Harris. Il merito di Brizzi è però di tessere una trama che mischia gli ingredienti tipici della nostra storia: potere, donne e calcio…
Il tutto attraverso il viaggio di Lorenzo Pellegrini, brillante cronista spedito per punizione in seguito ad una pericolosa relazione amorosa, a seguire le ultime giornate della seria Africa. Il calcio affiliato e controllato dalla Federcalcio romana delle ex colonie, Eritrea, Etiopia e Somalia,  adesso diventate“repubbliche associate”.
Lorenzo, bolognese e tifoso del Bologna, giornalista di “Stadio”, curioso giovanotto, avrà così modo di conoscere una terra affascinante dove il calcio è anche il catalizzatore di tensioni sociali e voglie di riscatto mai sopite.  Troverà le rivalità tra squadre assistite dai potenti e per soli bianchi con altre, dove il crogiolo interrazziale le renderà simbolo per gli antifascisti deportati e mandati al confino dal regime littorio.
Saranno le frequentazioni con l’arroganza dei potenti, ma soprattutto con gli apparenti diseredati e artisti della sopravvivenza che lo condurranno, come in ogni bel romanzo di iniziazione, verso una nuova consapevolezza. Il calcio resta perciò il pretesto per sondare le tipiche modalità umane di una società divisa da interessi e privilegi non poi tanto lontana dal nostro paese evoluto. Il tutto con una ironia diffusa che lo rende godibile e bello.

 

 

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