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Tazio Roversi


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Quando affrontai Tazio sul campo. (6° messaggio)

Era il giugno 1981 ed era la finale che per due anni consecutivi (1981-1982) la squadra del Bar Cavallino Rosso di Borgo Panigale ha vinto del torneo che si svolgeva al campo di Via del Triumvirato. Probabilmente insieme alla Coppa dei Campioni di Casalecchio era il torneo più importante del circondario. La nostra squadra era composta da alcuni giocatori del Carpi, fra cui Tazio, che un altro giocatore del Carpi (Sergio Reggiani) che frequentava il Bar Cavallino era riuscito a portare. La prima volta che ho incontrato Tazio è stato quando siamo andati a prenderlo con la macchina per fare la prima partita: chiese a chi faceva la squadra chi avessimo in squadra come punta e Sergio rispose "abbiamo il bomber del calcio dilettanti bolognese...(era il sottoscritto)..." e lui mi guardò con un sorriso ed immagino che potesse avere pensato: "Io che sono abituato a giocare con Gigi Riva o Boninsegna guarda stasera con chi gioco..."
La sera della partita  successiva ero ospite di una trasmissione sul calcio dilettanti in una TV locale e Tazio intervenne in diretta pregando il conduttore di fare presto in quanto avrei dovuto fare una partita importante di un torneo con lui...! Fu per me una enorme soddisfazione ed il fatto che lui avesse chiamato in diretta TV mi fece un piacere indescrivibile che ancora oggi diversi amici ricordano l'episodio come un bellissimo regalo che Tazio mi avesse voluto fare;  poter giocare con uno dei giocatori che andavo allo stadio a vedere mi sembrava un sogno. Tazio fu sempre molto gentile con me e le nostre frequentazioni andarono anche oltre il campo da gioco in quanto a volte la domenica mattina ci incontravamo a Messa al villaggio di Borgo Panigale dove con sua moglie portavano la bimba a catechismo. Nei campionati dilettanti a cui ho partecipato ho incontrato a volte anche il figlio che mi sembra abbia giocato nell'Iperzola e nel
Corticella. Ricordo Tazio sempre con grande affetto e tenerezza e penso che da lassù volga a tutti quelli che lo hanno conosciuto il suo sguardo ed il suo sorriso.


Stefano Cavuoto

 

Stefano Cavuoto con Tazio Roversi

 

Il vostro ricordo di Tazio.

Riapre la rubrica dedicata a Tazio.

Se avete un aneddoto su Tazio o volete semplicemente ricordarlo mandate i vostri testi, e eventualmente una foto se l'avete, alla redazione indicando se e come volete apparire: con nome e cognome, nome e iniziale del cognome, soprannome, ecc... oppure in forma anonima. Non c'è un limite alla lunghezza del testo del vostro ricordo di Tazio.
Nel riaprire questa rubrica pubblichiamo i ricordi di Tazio che ci erano arrivati e che erano stati pubblicati e che siamo riusciti a recuperare:

 



1° Messaggio
Dal Canada
I am an admirer of soccer and I have had the opportunity to watch Bologna and Tazio Roversi play against Santos of Brasil in Canada in 1971. Unfortunately, Bologna lost but Tazio played an axcellent game as did Pelè.

Franco Drudi

Traduzione:
Sono un appassionato di calcio e ho avuto l'opportunità di vedere il Bologna e Tazio Roversi giocare contro il Santos in Canada nel 1971. Sfortunatamente il Bologna perse ma Tazio giocò una eccellente partita proprio come Pelè.


2° Messaggio
Io non ho un aneddoto particolare da raccontare, ma voglio sottolineare al di là della retorica, che Tazio ha rappresentato (e per chi ha memoria rappresenterà sempre) un lungo e significativo capitolo della storia del Bologna. A un anno dalla sua scomparsa il suo ricordo è più che mai vivo e tale deve restare.

Michele Mattei


3° Messagio
Grazie Primo Capitano (3/12/00)

E' notte, molto notte: sono quasi le tre.
Domani gioca il Bologna, contro il Vicenza: se vince, se vinciamo, siamo secondi. Io ci sarò al "Dall'Ara" a tifare, a guardare un Bologna finalmente di nuovo grande. Tazio, purtroppo, no.
Ero legato a Roversi come lo sono tutti i tifosi rossoblu, soprattutto se sono trentenni: per noi Tazio è stato il primo capitano.
Io andavo al "Comunale" con mio padre, certo ammiravo i colpi di testa di Beppe-gol Savoldi, le promesse di Pecci, le maglie azzurre di Bellugi (Mauro invece pare abbia dimenticato di aver indossato quelle rossoblu), la gioventù di Chiodi, gli spot Cerelia di Colomba, ma lì - in difesa - c'era lui, pronto ad anticipare l'avversario, pronto ad offrirgli una mano per rialzarsi se ci scappava un fallo. Lui, l'unico con i capelli "gialli", l'unico con la fascia attorno al braccio.
Lui, il capitano dei miei "primi" Bologna.

Da allora quanti Bologna sono passati sotto i ponti (e i De Ponti), quanti giocatori, allenatori, presidenti; e come è dolce ed eccitante oggi rivedere un Bologna forte, fiero e con ancora - di nuovo - un capitano vero. Così diverso in campo da Tazio (nel ruolo, nelle posture, nel rapporto col gol) ma così simile nella vita per serietà e misura.
Io non so se dalla "fila 30 posto 18" vedrò mai vincere qualcosa di importante a questa squadra, ma ciò che spero è che il Bologna schieri in campo dei "Roversi" ogni domenica, e dei "Roversi" nello spogliatoio in tutti gli altri giorni. Se così sarà, per sempre sarò orgoglioso di avere nelle vene sangue rossoblu.

Grazie Tazio per quello che mi, ci, hai dato.
Un pensiero.

Francesco.


4° Messaggio
Grazie Tazio! (26/12/00)

Per chi, come me, abita lontano da Bologna (Prov. di Piacenza), un giocatore come Tazio ha sempre alimentato l'orgoglio di essere rossoblu'. La sua classe e la sua umilta' sono sempre stati motivo di derisione (da parte del sottoscritto) verso i cosiddetti grandi delle squadre metropolitane. Anche per me, le prime partite del Bologna a cui ho assistito, vedevano come attore protagonista il buon Tazio e sono un ricordo indelebile che non cambierei con quelli di altri tifosi.
Tazio Roversi rappresentava la molla per partire alla domenica mattina in treno per raggiungere il "vecchio" Comunale (spesso anche all'insaputa dei genitori! Chissà perché andavo sempre a delle feste!). Grazie Tazio, per avermi dato l'orgoglio di essere rossoblù.

Corrado Reggiani


5° Messaggio
IL TAZIO (19/05/2001)

Mi piace ricordare Tazio Roversi come "Il Tazio", un po' per l'abitudine che c'è dalle parti dove sono cresciuto di aggiungere l'articolo davanti ai nomi dei propri cari e un po' perché per me il Tazio appunto, nonostante lo vedessi solo in campo e raramente, nel tempo è sempre stato sentito come uno di famiglia, come un parente, un po' come un cugino maggiore.
Forse per quest'abitudine che da bambini abbiamo di sentire un po' "nostri" e avere così illimitata fiducia in tutti quelli che crescendo ci accompagnano in vari modi e che soprattutto ammiriamo.
Il Tazio sono per me i cinque punti di sutura sotto il mento rammendato in ospedale con mia madre di fianco a 10 anni. Tutto per salvare un pallone che avrebbe colpito il cancello, al grido di "...e Tazio salva !!..". Il cancello rappresentava per noi la porta e quindi il gol quando si giocava in strada.
Quel tiro arrivava da un amico interista e forse anche per questo l'Inter e la sua spocchia mi è sempre rimasta particolarmente antipatica...
Credo che però quei cinque punti, uniti al ricordo di come il Tazio stava in campo e nel Bologna e come si trovava spesso da solo a fermare l'ultimo uomo, abbiano rappresentato negli anni, (ora ne ho qualcuno di più!) una sorta di linea, di rotta di navigazione.
Infatti, è come se anche in futuro, in "altre partite e in altre strade", quel suo stile, quell'attitudine ad esserci e a provarci fino in fondo senza troppi calcoli o risparmi, l'abbia ricercata in tante situazioni e persone.
Quelle che poi compongono il mio "personale Olimpo".
Sicuramente a volte e di fronte a certi "avversari" non sempre è facile, come non lo era fermare i vari Gigi Riva..., però ci continuiamo a provare...
Puttana Eva!!

PS. Ah, la palla non colpì il cancello...

Roberto (Saronno)

"Ditemi perché è morto Tazio" (di Massimo Vitali)

“Se i magistrati vogliono indagare io sono qui: non aspetto altro. Sarebbe un atto di giustizia nei confronti di Tazio e di quanti, forse, oggi rischiano di dover affrontare il suo stesso calvario”.

Ha la voce calma, Annamaria. Ma è l’abito mentale che ha deciso di imporsi per non farsi travolgere dalla rabbia di una donna che non si rassegna ad accettare il modo in cui otto anni fa ha perso un marito nel cuore degli anni. Tazio Roversi è stato, è e sempre sarà una bandiera del Bologna. Nella storia quasi secolare del club rossoblù solo Bulgarelli lo sopravanza nella classifica delle presenze ufficiali: lassù c’è Giacomo con 486 partite, Tazio lo segue a ruota, a quota 455.

Un pezzo di storia calcistica della città che se n’è andato nell’ottobre del ’99, ad appena 52 anni. “Nessun medico ci ha mai detto che il tumore al cervello potesse essere collegato alla sua attività di calciatore”, dice Annamaria, che da Tazio ha avuto una figlia, Francesca, e oggi vive a Zola Predosa. Ma il sospetto resta. Ed è un filo rosso che lega la morte del terzino biondo che per 16 anni ha vestito la maglia del Bologna ai drammi di tanti altri ex calciatori alle prese con malattie dalle cause ancora oscure. Su cui sarebbe ora che venisse fatta luce.

Lei ha mai avuto il sospetto che allora nel calcio circolassero sostanze proibite?

“Se anche fossero circolate, Tazio non le avrebbe mai assunte. Mio marito era un uomo pulito dentro, con dei valori fortissimi. Non avrebbe mai preso qualcosa per alterare le proprie prestazioni sportive, specie sapendo che avrebbero procurato danni alla sua salute. A meno che non ne fosse consapevole”.

Si sente di escludere che a sua insaputa gli venissero somministrate sostanze dannose?

“Chi può dirlo? Certo che la domenica usciva malconcio dagli scontri di gioco e il martedì era già al campo per ricominciare gli allenamenti. Ma succede anche oggi, mi dicono: e non c’è nulla di strano. Una volta rimase in ospedale per qualche giorno dopo che battè violentemente la testa scontrandosi col portiere in un derby col Cesena. Al di là di questo lui sapeva che a me il calcio non piaceva più di tanto, quindi anche se nello spogliatoio gli avessero fatto delle punture non me ne avrebbe mai parlato”.

Sta di fatto che il giudice Guariniello a suo tempo aggiunse la cartella clinica di suo marito al corposo fascicolo dell’inchiesta sulle morti bianche nel calcio.

“Vero, ma poi non ne ho saputo più niente. Invece avrei voluto sapere, per esempio, se per la malattia di mio marito e quelle di tanti suoi ex colleghi ci siano delle responsabilità precise. Quella di Tazio, purtroppo, è una storia sbagliata due volte”.

Perché?

“Perché porterò sempre dentro di me anche un altro sospetto: che mio marito non sia stato curato nel modo giusto”.

Come iniziò la malattia?

“A 37 anni aveva appena smesso di giocare e aveva iniziato a fare l’aiuto allenatore al Bologna. Un giorno, durante l’allenamento, ebbe una crisi epilettica. I medici fecero tutti i controlli e scoprirono che aveva un tumore al cervello. Dopo parecchi consulti, sia i medici del Bologna che il neurologo da cui lo feci visitare mi sconsigliarono però l’intervento chirurgico. Dissero che non avrebbe impedito al male di avanzare mentre avrebbe comportato seri rischi per la mobilità degli arti: meglio garantirgli dieci-quindici anni di vita relativamente serena. Così seguii il consiglio dei medici di non comunicargli l’esistenza del tumore”.

Per quanti anni suo marito fu consapevole di soffrire solo di crisi epilettiche?

“Fino a quando le crisi epilettiche non si intensificarono e nel ’96 decisi di rivolgermi a un chirurgo. Ci avete dormito sopra, mi disse: parole che mi fecero crollare il mondo addosso. Dal ’96 al ’99, l’anno della morte, Tazio ha subito tre interventi. Ma ormai il tumore era così esteso che non c’è stato nulla da fare”.

Che cosa vi ha aiutato di più in quei mesi bui?

“La fede. Siamo stati a Lourdes, a Fatima, da Padre Pio. Io chiedevo un miracolo o almeno la forza necessaria per resistere al dolore di dovermi rassegnare a perderlo per sempre. E quando gli chiedevo ‘non provi rabbia e vuoi ancora bene a Gesù dopo tutto quello che stai soffrendo?’, lui mi rispondeva: ‘Gesù è la persona che amo più di ogni altra’”.

Massimo Vitali

Questo articolo è stato pubblicato con l'autorizzazione dell'autore.

L'ultima difesa di Tazio Roversi (di Massimiliano Castellani)

L'ULTIMA DIFESA DI TAZIO ROVERSI; LA BANDIERA DEL BOLOGNA.
di Massimiliano Castellani (Avvenire)


SCHEDA - Quella di Tazio Roversi, difensore di lungo corso -dal 1963 al '79- del Bologna  è sicuramente una morte precoce di un calciatore deceduto nel 1999 all'età di 52 anni, ma dopo una lunga malattia cominciata nell'85, quando aveva appena interrotto la carriera professionistica. Tre operazioni e un calvario dietro al quale si celano le solite ombre di uno sport come il calcio, dove lo sforzo fisico eccessivo, i traumi del colpitore di testa, non possono essere trascurati. Le sue cartelle cliniche sono state accuratamente visionate dal Pm.di Torino Raffaele Guariniello e inserite nell'ormai famigerato fascicolo delle morti sospette del pallone. Per noi è l'ennesima storia, raccontataci da sua moglie Annamaria, da inserire nel triste capitolo delle morti bianche del calcio.

Doveva correre più veloce per arrivare nella vita, il putto biondo di casa Roversi. Non a caso gli avevan messo nome Tazio, come Nuvolari. Suo padre macellaio ne sapeva poco di calcio  e ne vedeva ancora meno, chiuso nella sua bottega di Moglia, avvolto dalle nebbie del mantovano. Ma che il piccolo Tazio fosse nato per giocare a pallone, lo sapeva bene anche quella dolce donna di Mamma Ilde che lo lasciava fare. Che potesse diventare un campione di serie A, se ne accorsero presto persino a Roma, un'estate che era in vacanza a casa della zia Lina e si esibiva nel giardino del condominio. Sarebbe potuto diventare una colonna della difesa giallorossa, ma il suo destino era quello di sventolare come una bandiera nella squadra della "Dotta". A 16 anni era già nella rosa del Bologna "che il mondo faceva tremar", quella dei campioni d'Italia del '63, e per il suo roccioso stile difensivo in molti ipotizzavano un futuro degno di Tarcisio Burgnich. In Nazionale lo avrebbero chiamato solo una volta, il 20 novembre del '71 contro l'Austria, quando sulle spalle aveva già collezionato 8 stagioni, consecutive da titolare sotto le Due Torri. Quel numero 2 arcigno e determinato che dava tutto se stesso in campo, era amatissimo e aprrezzato dal palato fine dei calciofili bolognesi. Quello tra Tazio e Bologna fu uno di quegli amori infiniti per una bella "ragass" che sotto la luna del fortunato 13, gli anni passati ad indossare la casacca rossoblù, prese le sembianze della giovane e suadente Annamaria.

"Con Tazio ci conoscemmo una sera in un ristorante. Ci presentò un'amica, io non sapevo neanche chi fosse e di calcio non mi intendevo affatto. Mi disse che era stato sposato e aveva avuto due figli, Matteo e Carlotta e io lì per lì cercai di non intromettermi nella vita di un uomo che comunque non era completamente libero". L'uomo abituato a marcare stretto l'attaccante di fascia destra, cominciò a fare pressing sulla ragazza, la giovane impiegata che alla fine cedette. Forse anche tradita dal fascino del bel giocatore in carriera e con il solito conto cospicuo in banca".

"Quando ci siamo messi insieme nel '76, è vero che lui prendeva il doppio di del mio stipendio di impiegata alla Camera di Commercio, ma non erano certo le cifre folli dei calciatori di oggi. E poi aveva guadagnato già molto, ma non era stato in grado di sapersi amministrare, così non gli erano rimaste neanche cinque lire da parte". Un patrimonio da ricostruire, ma potendo contare sull'amore di Annamaria, una nuova casa in campagna nella zona di Predosa e poi l'anno dopo, nel "movimentato" 1977, la nascita della più piccola dei Roversi, Francesca. "Eravamo una famiglia felice. Le cose al Bologna negli ultimi anni non andavano più bene, ma seppe concludere dignitosamente la sua carriera nel Verona e infine a Carpi in serie C. E poi in casa regnava sempre la massima serenità, perchè Tazio era un uomo di valori che sapeva ridere anche delle sconfitte e il calcio restava fuori dalla porta di casa una volta finita la partita".

L'uomo-spogliatoio per antonomasia, quando smise di giocare trovò che fosse naturale continuare quella grande passione per il calcio alla quale aveva consacrato tutta la sua esistenza. "Ci sapeva fare con i ragazzi e quelli del Bologna lo vollero con loro. Avrebbe voluto continuare a rendersi utile come allenatore così come lo era stato per tanti anni in campo, ma  poi però arrivò la malattia...".
Le prime avvisaglie risalgono al 1985. Un giorno durante un allenamento Roversi viene colto da una crisi epilettica. "Zinetti, il portiere del Bologna, si accorse immediatamente che stava per ingoiare la lingua e si precipitò a ricacciargliela fuori. Poi lo portarono all'ospedale e i primi accertamenti sembravano scongiurare ogni problema".
Ma dopo venti giorni il fenomeno si ripetè ancora e gli ulteriori accertamenti evidenziarono una macchiolina al cervello in prossimità del centro motorio. Era l'inizio del tumore.

"Mi dissero che Tazio avrebbe avuto forse dieci-quindici anni di vita al massimo, ma che la malattia avrebbe fatto il suo corso. Non ci volevo credere e non gli dissi mai nulla". Cominciarono stagioni precarie, fatte di 3 capsule al giorno per evitare le frequenti crisi epilettiche,  che lo costringevano a ricoveri fulminei e repentini ritorni a casa, spossato. Provato come dopo una rincorsa a perdifiato ad inseguire Claudio Sala o Franco Causio su quella fascia destra dove fiero aveva sorvegliato. "Nel '96 fu operato per la prima volta. L'intervento era riuscito, ma dopo due anni cominciarono a paralizzarsi braccio e gamba destra e allora vedendo che stava sempre più male cominciai a girare come un'ossessa tutti gli ospedali d'Italia per poi farlo rioperare".

Giorni bui, come una domenica di pioggia in cui il Bologna perdeva. Giorni di solitudine del terzino destro, che era spacciato e con lui la sua famiglia che trovava l'unico conforto nella fede.

"Siamo stati a Lourdes, Fatima, da Padre Pio. Cercavamo insieme una risposta di speranza. Io chiedevo un miracolo, o almeno un pò di consolazione al grande dolore di dover rassegnarmi a perderlo per sempre".

La resistenza fisica dell'atleta allenato e la grinta del campione ancora una volta riuscirono nell'impresa. Furono 14 anni di catenaccio alla vita e solo negli ultimi quattro mesi il Tazio del Dall'ara si arrese ad un letto, senza più la possibilità di comunicare con il mondo.

"Quello fu il periodo più duro e anche il più amaro. Mi resi conto che in tutta quella faccenda comunque non c'era stata la stessa attenzione da parte dei medici che invece ci sarebbe potuta essere se fosse stato ancora un calciatore in carriera. Il Bologna lo aveva abbandonato, del resto non gli serviva più. Solo Marocchi e Pivatelli ogni tanto avevano chiesto notizie sul suo stato di salute, ma dalla società neanche una telefonata".

Storie che si ripetono, e che aumentano il peso dell'umiliazione specie quando l'indifferenza sferra colpi proibiti alla memoria dell'ultima grande "bandiera" del Bologna. Una bandiera che dovette ammainarsi definitivamente...1999. Se ne andò in silenzio, anche perchè Annamaria amareggiata da quella scarsa attenzione che il mondo del calcio gli aveva riservato, decise di celebrare un funerale semplice e in forma quasi privata.

"Alla fine la cosa si seppe in giro e vennero comunque in tanti. Specie i tifosi, quelli mi resi conto che non lo avevano mai dimenticato E la conferma viene da quelli come Riccardo Grassilli che gli ha addirittura dedicato un sito su Internet, il Federossoblu".

I tifosi che vivono di fede, riconoscono sempre il giocatore di "fedeltà" e quella di Roversi non fu mai scalfita e non solo in campo.

"Nei giorni della malattia io spesso gli chiedevo, ma non sei un pò arrabbiato per quello che stai soffrendo, vuoi ancora bene a Gesù? "Gesù è la persona che amo più di tutti".
 


Il Federossoblu ringrazia il quotidiano Avvenire, il giornalista Massimiliano Castellani e l'Avvenire Nuova Editoriale Italiana SpA, per la gentile concessione.

Dai primi calci ai trionfi

Tazio Roversi nasce a Moglia (MN) il 21/03/1947.

Cresce nelle giovanili del Moglia e nella stagione '63-'63 disputa 12 partite in serie D.

 

1963 - Tazio arriva nel Bologna all'età di 16 anni. Nella seguente stagione, 1963-1964, quella del 7° scudetto, non colleziona nessuna presenza.

 

"Sono arrivato a Bologna che ero poco più di un bambino. Avevo 16 anni e mi sono innamorato subito della città e della società. In panchina sedeva Cesarino Cervellati. Per me è stato un secondo padre, un fratello maggiore al quale mi sono sempre potuto rivolgere in caso di bisogno. Lui mi ha aiutato a crescere sia dal punto di vista calcistico che umano. Io, nel mio piccolo, ho cercato di imitare Cervellati come uomo e come allenatore e credo di esserci riuscito."

 

GLI ESORDI

 

In Serie A

L'esordio di Tazio nel Bologna avviene nella stagione 1964-65. Precisamente l' 11-4-1965 nell'incontro BOLOGNA-MANTOVA 4-1.

 

La Nazionale B

Esordio in Nazionale B il 25-5-1968. Presenze 4, Gol 0

 

La Nazionale A

Tazio vanta 1 presenza in Nazionale A. Quella dell'esordio, il 21-11-1971 a Roma nell'incontro ITALIA - AUSTRIA  2-2.

 

 

LA CARRIERA

 

Ha giocato 16 stagioni nel Bologna (1963-64 / 1978-79) totalizzando 341 presenze, 3° nella storia rossoblu, e 2 gol. Il primo gol lo ha realizzato nella stagione 1967-68, il secondo nella stagione 1969-70.

 

Tazio Roversi è nei primi 5 rossoblu pluripresenti in campionato.

 

CLASSIFICA

Bulgarelli 392

Reguzzoni 378

ROVERSI 341

Perani 322

Cresci 302

 

 

I TITOLI

 

2 Coppe Italia

1969-70 e 1973-74

 

1 Coppa di Lega Italo-Inglese

1970-71

 

1 Coppa Carnevale torneo di Viareggio